syd barrett: le origini di una leggenda

Syd Barrett: le origini di una leggenda

La morte di Syd Barrett

Il 7 Luglio di 11 anni fa moriva, per un tumore al pancreas, Syd Barrett, cantautore, chitarrista e pittore britannico, nonchè – ovviamente – fondatore dei Pink Floyd. La notizia della morte di Syd Barrett fu diffusa soltanto 3 giorni dopo, il 10 Luglio. Il giorno seguente, durante un concerto a Lucca, l’omaggio e la dedica di Roger Waters; durante l’esecuzione di Wish You Were Here (brano a lui dedicato), Waters fece in modo che apparissero, sul maxischermo, le immagini della prima formazione dei Pink Floyd.

Le origini del nome Pink Floyd

E’ evidente che non si possa parlare di Pink Floyd omettendo la figura di Syd Barrett: in primo luogo perchè, come si è detto, è stato il fondatore. Anche il nome è sua invenzione. Tant’è vero che le origini del nome Pink Floyd sono tanto curiose quanto significative della figura di Barrett; quando gli fu chiesto il perchè di questa scelta molto curiosa, Barret rispose che erano stati gli alieni a suggerirglielo (in realtà la scelta derivava dal nome dei suoi bluesmen preferiti: Pink Anderson e Floyd Council).

Gli album realizzati dai Pink Floyd con Syd Barrett

Ma l’influenza e l’importanza del compositore britannico non è dovuta ad un mero fatto formale: andando con ordine, Syd fu leader dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, quando fu costretto a lasciare il gruppo per seri problemi mentali, che tra l’altro, dopo una breve carriera da solista, lo obbligarono a vivere in isolamento. In questi 3 anni, furono due gli album realizzati dai Pink Floyd con Syd Barrett: The Piper at the Gates of Dawn e A Saucerful of Secrets;  il primo fu sotto la sua completa direzione (lo si nota nei numerosi passaggi psichedelici). Il secondo, invece, vide la sua partecipazione in soli 4 brani, tra cui Jugband Blues, da lui scritto e cantato).

Ma concentriamoci sul primo dei due: nonostante sia un album che, concepito in questo modo, è nettamente antitetico rispetto all’intera discografia dei Pink Floyd, può essere considerato come la base della musica psichedelica. Volessimo creare un punto di partenza per il rock psichedelico, non saremmo blasfemi se considerassimo questo stesso punto di partenza The Piper at the Gates of Dawn. Un album molto controverso, che presenza testi bizzarri e che spaziano tra temi fiabeschi e spaziali. Non solo: secondo la critica, quest’album ha gettato le basi per la moltitudine di generi poi venutisi a creare (punk rock, noise rock, indie rock, etc.)

I brani dedicati a Syd Barrett

L’influenza del britannico sulla band, però, si manifestò anche negli anni successivi al suo obbligato abbandono: i suoi atteggiamenti, che iniziarono a cambiare tra il primo e il secondo album, divenivano sempre più controversi e insensati. Syd Barret rifiutava di farsi curare, e la sua malattia si tramutava in brutte prestazioni che obbligarono la compagnia Blackhill a cancellare un’intera scaletta dei Pink Floyd e a prenotare una vacanza al leader. Con l’ingresso ufficiale di David Gilmour nel 1968, la sua presenza divenne sempre più marginale fino all’abbandono nel 6 aprile dello stesso anno.

Nonostante la presenza non fosse più fisica, continuava ad essere come una grande ombra che aleggiava sull’operato dell’intera band. Wish You Were Here, Brain Damage e Shine On You Crazy Diamond sono tutti esempi celebri di brani dedicati a Syd Barrett. In realtà, il tema della malattia mentale permeò in tutti gli album dei Pink Floyd; Roger Waters, suo grande amico fin dall’adolescenza, rimase enormemente influenzato – musicalmente parlando – dalla sua conoscenza. La band non fu, però, l’unica ad essere influenzata dall’operato di Barrett. Paul McCartney, Blur, ma soprattutto David Bowie, suo grande ammiratore. Fu proprio quest’ultimo, che ammise di essersi ispirato alla sua genialità, a registrare una cover di See Emily Play.

Qual era la malattia di Syd Barrett?

Proprio a proposito della sua malattia, questa rimane un grande interrogativo. Qual era la malattia di Syd Barrett: sono state avanzate molte ipotesi; probabilmente Barrett soffriva di una semplice forma di epilessia (che provocava rari attacchi) ma che, dato l’utilizzo di droghe, si sarebbe amplificata. Secondo altre versioni, invece, soffriva di schizofrenia o bipolarità. C’è, tuttavia, un’ultima ipotesi, di recente formulazione; essa vedeva il britannico soffrire di sindrome di Asperger, una forma imparentata all’autismo che non compromette intelligenza e comprensione.

Sembra però essere del tutto irrilevante, 11 anni dopo la sua morte, considerare quale fosse la causa della rovina di una carriera così brillante. Musicalmente parlando, molto della sperimentazione musicale e dei generi oggi affermati devono a Syd Barrett. I Pink Floyd devono molto a Syd Barrett; chiunque sia amante della buona musica (nell’accezione più ampia del termine) deve a lui molto.

Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.

2 Comments

  1. Alessandro Moreschi

    Bello, semplice, essenziale, una panoramica sulla vita di un genio, che fa venire la malinconia.
    E’ difficile trovare articoli che non puntino solo al sensazionale, ma che descrivano i fatti con una buona narrazione.
    Ora sarebbe bello un approfondimento.

  2. Alessandro

    Articolo preciso che rende onore ad un grande genio della musica purtroppo troppo spesso dimenticato

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