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Perché i System of a Down si chiamano così?

I System of a Down sono uno dei gruppi metal più apprezzati degli anni novanta. Anche se dal 2010 si è molto allentata la loro attività, tanto che si parlò di scioglimento, dopo una serie di progetti solisti sono comunque rimasti insieme e continuano a conquistare il pubblico con i loro lavori. Il pregio del gruppo musicale è che oltre alla grandiosità della loro musica e dei loro testi, i membri della band si impegnano molto anche politicamente e socialmente. Ma perché i System of a Down si chiamano così?

Dai Soil fino al primo album

Come tutti sanno, tre dei membri della band hanno frequentato la stessa scuola, ma senza mai davvero conoscersi, visto che avevano età diverse. Infatti, Serj Tankian, Daron Malakian e Shavo Odadjian erano compagni alla Armenian School. Successivamente formarono una band di nome Soil, che però dopo poco tempo si sciolse. E poi nacquero i System of a Down, con i tre membri che furono compagni ed alla batteria Ontronik “Andy” Khachaturian. La band così formata pubblicò varie demo, finché non arrivò il primo album che portò proprio il nome della band e fu un grande esordio. Questo album costituì il primo grande momento in cui si poté vedere la forte forza compositiva dei System of a Down. Infatti, si possono notare grandi influenze da parte della musica armena, con canzoni metal molto originali e dallo stile diverso da quello a cui si è abituati con questo genere. Fu proprio questo disco, quindi, a regalare la fama internazionale alla band. A questo seguirono altri quattro album ed un successo costante e grandioso per il gruppo musicale alternative metal.

Il significato del nome della band

Come sempre accade, ci piace conoscere il significato del nome dei gruppi musicali. Per alcuni è davvero astruso, per altri molto semplice. Quello dei System of a Down è volutamente ambiguo. Serj Tankian spiega riguardo al nome:

Prendete il significato dal vostro nome. Significa cose differenti a gente differente. Quella è la sua bellezza. È come mettere un quadro su una parete e dire, che cosa ne pensi? È molte cose differenti, su un livello personale, uno politico. E lo lasciamo aperto all’interpretazione.

Effettivamente questo nome lascia davvero la porta aperta a diverse interpretazioni a seconda di chi lo vive, di chi lo pronuncia. Il paragone con l’opera d’arte è abbastanza puntuale. Quanto alla scelta, venne usato questo nome riprendendo il titolo di un poema di Daron Malakian: Victims of a Down. Ne riportiamo l’incipit.

As the century nears its formidable end, our global experience of universal proportions, predicted by many greats, will arrive at our solar system, to our system of a down. 

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.