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The Alan Parson Project, il significato di “Eye in the Sky”

The Alan Parson Project sono un gruppo sono un gruppo di progressive rock inglese, i cui fondatori sono appunto Alan Parsons e Erik Woolfson. Sono stati attivi dalla metà degli anni Settanta fino agli anni Novanta. Alan era un ingegnere del suono che, prima di cominciare la sua carriera, ha collaborato per molto tempo  con diversi gruppi famosi di quegli anni. Gli album totali pubblicati sono in tutto 19 fra quelli in studio e i live. Pur non avendo avuto una carriera dalla durata paragonabile a quella di altri gruppi è stata comunque molto ricca, contando che in circa quindici anni gli album sfiorano i venti. Fra questi ne spicca uno, che viene considerato il loro maggiore successo. L’album è omonimo a una delle loro tracce più famose “Eye in the sky” qui contenuta. Ecco il significato di “Eye in the sky” dei The Alan Parson Project.

L’album Eye in the Sky

Eye in the sky è il sesto album in studio dei The Alan Parson Project. Statisticamente è stato uno dei più venduti ma allo stesso tempo è stato l’ultimo  dei loro a ricevere il disco di platino negli Stati Uniti d’America. La particolarità dell’album – oltre a contenere i loro brani più famosi – sta nel fatto che contiene una traccia “Mammagamma” che rientra fra le prime canzoni suonate completamente a computer nell’ambito della musica leggera. Il nome scelto per l’album proviene dall’espressione “eye in the sky” che Woolfson si dice abbia sentito circa tre volte nello stesso giorno. La decisione, quindi, di intitolarlo così proviene proprio da questo curiosa coincidenza. “Mammagamma” prima citata, insieme a “Sirius” sono le due tracce strumentali dell’album. Quest’ultima addirittura oltre a non essere stata molto apprezzata dal gruppo in fase di registrazione -fu poi rettificata- è stata usata come canzone d’entrata per i Chicago Bulls durante le loro partite.

Il significato di “Eye in the sky” dei The Alan Parson Project

Per quanto riguarda il significato del brano, si dovrebbe partire proprio dal titolo. Il primo collegamento risale al nome dell’album stesso, che nello specifico venne “ispirato” da un sistema di videosorveglianza che si chiamava proprio così. In questo caso il collegamento più diretto sarebbe quello con il libro di George Orwell, 1984. Il ritornello, inoltre, potrebbe sposarsi molto bene con questa teoria: I am the eye in the sky/ Looking at you / I can read your mind /I am the maker of rules /Dealing with fools / I can cheat you blind” dove l’accezione di controllo è abbastanza presente. In una intervista, questo viene confermato da Alan Parsons, che ricordò la passione di Woolfson per le telecamere e altri impianti di questo tipo. Il resto del testo però potrebbe reggere bene anche l’ipotetica fine di una relazione. Il significato più attribuito sembra essere -vista anche l’intervista- quello del controllo, della sorveglianza, che si piega in una mancata libertà. 

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)