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The Cure, Perché Boys Don’t Cry è ancora attualissima?

The Cure sono un gruppo musicale post-punk che nacque 1976, quindi in piena esplosione new wave. Negli anni ottanta iniziarono ad avere un grande successo. Ancora oggi i Cure sono molto apprezzati, ma sono le canzoni che con il tempo sono diventate classici che abbiamo nel cuore e che non dimenticheremo mai. Tra queste Lullaby, Close to me e soprattutto Boys Don’t Cry. Quest’ultima ha una storia interessante ed un significato importante, specie se lo rapportiamo ad oggi. Vediamo perché.

L’esordio fino a Boys Don’t Cry

Quando i Cure pubblicarono il loro primo album, Three Imaginary Boys, si capì subito che si trattava di una band originale e poliedrica. Chiare erano le influenze profondamente variegate, che andavano dal pop fino a David Bowie. Robert Smith, del resto, è un artista eclettico e colto e quando fonda i Cure vuole trasmettere messaggi ben precisi. Forse per questo non fu mai davvero contento del primo album. La prima vera soddisfazione per lui fu invece Boys Don’t Cry, un tentativo di realizzare una canzone pop anni sessanta che ha una melodia orecchiabile, ma nasconde come sempre una sorta di malinconia di fondo. Infatti, il riferimento al pianto ed alla fine di una storia d’amore non lo rende un brano allegro. Tuttavia sicuramente è un testo meno astratto di altri della band ed anche per questo ha avuto maggiore visibilità e pubblico.

I tried to laugh about it
Cover it all up with lies
I tried to laugh about it
Hiding the tears in my eyes
‘Cause boys don’t cry
Boys don’t cry.

L’attualità di Boys Don’t Cry

Le canzoni rimangono nel nostro cuore per il ritmo, per il testo o anche per una forma di affetto. Nel caso del capolavoro dei Cure, che dà il titolo all’omonimo album, sono però da fare altre considerazioni. Sappiamo che la vicenda narrata è molto semplice: un ragazzo ha visto la conclusione di una storia d’amore e ne soffre profondamente, tuttavia non dovrebbe piangere in quanto i maschi non piangono. Come ha osservato anche Robert Smith in un’intervista a Rolling Stone, questo concetto è estremamente attuale. Di questi tempi, infatti, si parla sempre più di discriminazione di genere e si vuole abbattere il muro di pregiudizi che separa i sessi biologici. Le donne sono più emotive, gli uomini devono essere “virili” e quindi non possono invece permettersi di palesare nessuna fragilità. Questa mascolinità tossica che rende difficile certi rapporti sociali e riempie la nostra vita di pregiudizi è un problema attuale. Evidentemente era già brillantemente stato denunciato dal capolavoro dei Cure, con questo ragazzo costretto a nascondere le lacrime dei suoi occhi.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.