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The Who, quella volta che la band rese “leggendario” un proprio fan

Gli Who sono una delle band rock britanniche più note e seguite dagli anni ’60 ad oggi. Come i loro album i studio anche le loro esibizioni live sono entrate nella storia grazie all’esplosività dei componenti, soprattutto il chitarrista Pete Townshend ed il batterista Keith Moon. Quest’ultimo in particolare è noto per il suo carattere impetuoso e per i suoi eccessi, a causa dei quali Scot Halpin ebbe una grande occasione, che gli permise per altro di aggiudicarsi il premio come “Pick-Up Player Of The Year” di Rolling Stones.

Scot Halpin al concerto degli Who

Non avete mai sentito parlare di Scot Haplin? Non vi preoccupate è una cosa piuttosto normale, non si tratta infatti di un batterista entrato nell’albo d’oro della musica rock, ma di un ragazzo che il 20 novembre 1973, all’età di 19 anni, si era recato al Cow Palace di Daly City, non lontano da San Francisco, data di apertura del tour americano “Quadrophenia” degli Who. Scot si era da poco trasferito in California da Muscatine in Iowa e non si fece scappare quella ghiotta occasione.

Who: il malore di Keith Moon

Gli Who aprirono lo spettacolo con tre dei loro primi successi prima di lanciarsi nel materiale di “Quadrophenia”, suonando undici delle diciassette canzoni dell’album e poi proseguendo con altri successi. Circa settanta minuti dall’inizio dello spettacolo Keith Moon iniziò a vacillare durante “Won’t Get Fooled Again”, si accasciò sulla sua batteria. I roadie lo portarono nel back stage e dopo trenta minuti tornò sul palco. Lo spettacolo allora proseguì con “Magic Bus”, ma alla conclusione della canzone, Moon svenne completamente completamente e fu portato via, questa volta per non tornare. Emerse in seguito che il batterista aveva ingerito grandi quantità di pillole tranquillanti e brandy.

Pete Townshend: “Qualcuno di vuoi sa suonare?”

I restanti tre membri della band hanno poi suonato una breve jam, prima di entrare in “See Me, Feel Me”, senza batteria. Il pubblicò reagì con molto entusiasta e Pete Townshend ringraziò la folla, aggiungendo un piccolo particolare, quello che fece la storia. “Penso che dovremmo essere noi ad applaudirti. Volevo chiedere se qualcuno di voi sa suonare la batteria. Voglio dire, qualcuno di buono!. In quel momento, Halpin e il suo amico erano sul bordo sinistro del palco, e il suo amico, Mike Danese, iniziò a dire rumorosamente al personale di sicurezza: “Il mio a mio sa suonare!”. A dire il vero, Halpin non suonava da un anno, ma Danese si era tanto agitato da attirare il promotore del concerto, Bill Graham.

Who e Scot Halpin sul palco

Come ha raccontato Scot Halpin stesso: “Graham mi ha guardato e ha detto: ”Sei davvero capace?”. Io gli dissi subito di sì. Townshend e Daltrey si guardano intorno e furono sorpresi quanto me, quando videro che Graham mi mise sul palco. Bevvi un bicchierino di brandy per i nervi prima di sederimi alla batteria dopo un anno. Poi mi sono concentrato molto e Townshend mi ha detto: “Ti guiderò. Ti darò il segnale.”!”.

Il finale del concerto

Townshend gli strinse la mano mentre si sedeva. Il roadie della batteria di Moon, Mick Double, precisò che il pedale dell’Hi-Hat era chiuso e bloccato, questo perché Moon suonava due grancasse. Daltrey ha presentato Halpin come “Scott” ed è entrato direttamente nel riff di “Smokestack Lightning”, per poi passare a “Spoonful”. Il concerto si concluse con “Naked Eye”. Successivamente, è stato portato nel backstage, insieme al suo amico Mike, e gli è stata data una giacca da concerto degli Who, che purtroppo gli fu rubata più tardi quella sera.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com