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Thom Yorke: la storia di Subterranea, la canzone più lunga al mondo

In questo 2020 ci siamo soffermati molte volte sulla figura di Thom Yorke, storico frontman dei Radiohead. Coronavirus a parte, questo 2020 è stato un anno veramente positivo per lui. Il 29 settembre scorso, Thomas Edward Yorke -dopo quasi 4 anni di relazione- si è finalmente sposato con Dajana Roncione (attrice italiana nota soprattutto per i suoi lavori con Giovanni Tornatore). Oggi, però, non siamo qui per parlare di matrimoni e cerimonie. Vogliamo soffermarci, infatti, su uno dei più grandi successi di Thom Yorke: ‘Subterranea’ (considerata tra l’altro la canzone più lunga al mondo).

Thom Yorke: la storia di Subterranea, la canzone più lunga al mondo

Una delle prerogative del frontman dei Radiohead è sempre stata quella di distinguersi, in un modo o in un altro. Il brano che prenderemo in analisi oggi –Subterranea-, composto nel 2015, dura infatti circa 432 ore. Rappresenta, effettivamente, un nuovo Guiness World Record. Questo speciale brano di Yorke dalla durata di 18 giorni ha infatti battuto il precedente record appartenente a “To Our Eyes” di Label Pipe Choir: un pezzo rilasciato da un coro americano nel 2014 e della durata di un’ora, 59 minuti e 54 secondi. Bazzecole rispetto alle 432 del frotnman dei Radiohead.

Ma come sarà venuto in mente a Thom Yorke di scrivere una canzone così lunga come Subterranea? Tutto è nato da un progetto. Un progetto tra musica, arte e digitale in collaborazione con Stanley Donwood (artista e scrittore inglese conosciuto soprattutto per i diversi progetti artistici -come copertine, libri e mostre- sviluppati insieme a Yorke e al resto della band).

La mostra di Stanley Donwood

La traccia di Thom Yorke Subterranea è stata infatti studiata appositamente per un progetto artistico di Donwood, ‘The Panic Office‘: mostra fotografica tenutasi a Sidney (Australia) dal 21 maggio al 6 giugno del 2015. Il brano del frontman dei Radiohead -della lunghezza di ben 432 ore, ricordiamo- è stato riprodotto durante tutta la durata dell’esposizione, tra arte e suoni ambientali in continua mutazione.

Usando le parole della radio australiana ‘Triple J‘, il brano da Guinness Word Record di Yorke è un intreccio di suoni ambientali, sperimentazioni e ‘registrazioni sul campo’ trasmessi su 3 livelli diversi di altoparlanti. “Nessun minuto sarà uguale al precedente e al successivo in questi 18 giorni di mostra -hanno invece specificato durante un comunicato per la sponsorizzazione dell’evento- i bassi suoneranno dal pavimento, i medi rimbomberanno dalle pareti e gli alti pioveranno dal soffitto.”

Eccovi anche un piccolo assaggio di quel che è stata la mostra di Stanley Donwood:

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)