Tommy Bolin: storia di una leggenda mancata

Alcuni forse si staranno chiedendo: chi è Tommy Bolin? Un nome che al di fuori del mondo del rock – oltre ai pochi noti – non viene nominato molto. Eppure il chitarrista e compositore statunitense ebbe una carriera folgorante, e si legò a vari gruppi hard rock. Tra questi anche i Deep Purple per un solo anno – dal 1975 al 1976. Quando scomparve – per un cocktail letale di whisky, champagne, cocaina ed eroina stava diventando una leggenda nel mondo della musica. Scopriamo oggi la storia di Tommy Bolin e della sua folgorante carriera.

Tommy Bolin, primi anni: Zephyr e James Gang

La passione per la musica e la chitarra nasce in Tommy Bolin grazie al padre, che una sera lo porta a vedere Elvis Presley. Inizia a suonare giovanissimo e – appena possibile – emigra a Denver dove fonda gli Zephyr. Con la band incide due LP e si esibisce in una serie di intimi – e particolarissimi – concerti. Il pubblico che andava a vedere Tommy Bolin e soci infatti, era molto più interessato alla musica che alla consumazione di alcolici nei locali che ospitavano la formazione. Così che – ben presto – molti pub si rifiutarono di ingaggiarli.

Poco male perché Bolin venne notato da Billy Cobham – batterista, percussionista e compositore statunitense – che lo ingaggiò per il suo disco solista, Spectrum. Il talento naturale e unico di Tommy ricevono così la giusta risonanza attraverso TV, radio e giornali. Molti lo paragonarono addirittura a Jimi Hendrix. Dopo aver militato nei James Gang, arrivò l’occasione irripetibile con i Deep Purple. Siamo nel 1975.

Deep Purple: tour e scioglimento

Tommy Bolin sta diventando una leggenda – sia tra i chitarristi che nel mondo della musica in generale. Suona con il cuore, con naturalezza e istinto. Dice di percepire le note un attimo prima di suonarle, come una magia. E questa magia viene percepita anche dai Deep Purple che – quando Ritchie Blackmore se ne va – cercano di mettersi in contatto con Bolin. Tutto era nato da Dave Coverdale che, ascoltando Spectrum, era rimasto estasiato dai pezzi di chitarra del giovane musicista. Bolin viene scovato a Los Angeles solo grazie ad un roadie ma non si lascia convincere facilmente.

Ammette fin da subito di non ascoltare molto la musica dei Deep PurpleSmoke on the Water l’ha sentita una sola volta. Eppure, dopo l’invio di alcuni nastri e un concerto di prova a Los Angeles, ci vuole poco per trovare la chimica perfetta. Tommy Bolin è un vulcano inesauribile di inventiva e originalità. In due mesi compone ben 33 canzoni – tutte quelle per il nuovo disco dei Deep Purple più pezzi per un suo lavoro solista. Anche i più scettici – fedeli a Blackmore – devono ammettere che Bolin ha portato una ventata di aria fresca e di energia nella formazione inglese. I riff sofisticati e funky di quel periodo sono la firma del giovane musicista.

I problemi con la droga e la morte

Come spesso accade, con la crescente notorietà e agiatezza, Tommy Bolin si avvicina al mondo delle sostanze stupefacenti. Lui e Hughes avevano già provato l’eroina e si stavano lentamente allontanando dal resto della formazione. Tanto più che – durante un tour in Giappone dei Deep Purple – Bolin si ritrova con un braccio semi-paralizzato a causa di un’iniezione fatta male. Se in quell’occasione la band cerca di coprirlo, senza far vedere le sue reali condizioni, il 15 Marzo 1976 la pazienza di tutti arriva al limite. Nel bel mezzo di un concerto a Liverpool infatti, Bolin si accascia sul palco – imbottito di eroina – e Coverdale abbandona la scena furioso, deciso a non proseguire.

Dopo lo scioglimento dei Deep Purple, Tommy Bolin continua la propria carriera solista. Riesce a firmare un contratto con la CBS per un disco e viene ingaggiato come supporto a Jeff Beck. Iconica la sua prima – e unica – esibizione con Beck il 3 Dicembre 1976 a Miami. Nelle registrazioni della serata si sente chiaramente Bolin urlare “Turn the Lights Down” nel momento del suo assolo finale. Dopo quelle ultime note, torna in albergo per un after party. Nell’arco della serata perde conoscenza a causa di un cocktail micidiale di alcol e droghe. Per evitare disastri mediatici, nessuno chiama l’ambulanza e la mattina dopo, Bolin giace nel proprio letto senza vita. “A talent so bright, a life so short” riporta la rivista Guitar Player una settimana dopo la morte. Una frase che – drammaticamente – esprime tutte le possibilità mai realizzate da una leggenda mancata. 

 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.