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Tony Iommi, dalla tragedia al successo: l’incredibile storia del chitarrista dei Black Sabbath

Tony Iommi rappresenta, senza alcun dubbio, una delle figure più rappresentative e di spicco nel mondo del metal. Stando alla dichiarazione di David Fricke, del celebre quotidiano britannico Rolling Stone, la concezione di heavy metal è nata grazie al chitarrista dei Black Sabbath, che ha avuto un’infanzia e una biografia piuttosto difficile, ma che allo stesso tempo sono state in grado di portarlo a diventare quella figura tanto emblematica e rappresentativa della storia della musica stessa. Nel voler parlare del chitarrista e compositore britannico ma di origini italiane, che ha competenze non soltanto con la chitarra, ma anche con pianoforte, flauto, fisarmonica e sintetizzatore, vogliamo parlare di quella tragica storia che l’ha portato a perdere due dita, ma nonostante ciò a suonare la chitarra grazie al suo incredibile spirito e alla sua passione che sono state in grado di superare ogni difficoltà.

La difficile infanzia di Tony Iommi

Nel considerare l’oggetto del nostro articolo, che riguarda la disgrazia subita da Tony Iommi ma che, allo stesso tempo, non ha portato il chitarrista stesso ad fermarsi nella sua carriera artistica, bisogna partire fin dall’infanzia, quando il chitarrista inizio a suonare ascoltando jazz e blues, e ispirandosi a Hank Marvin, chitarrista degli Shadows. Fu nel suo periodo scolastico che ebbe modo di conoscere Ozzy Osbourne, il futuro cantante dei Black Sabbath, e di stringere un rapporto di amicizia con il britannico. Tuttavia, nonostante l’amicizia in questione, e nonostante la passione che Tony Iommi aveva maturato fin da subito nella sua vita, finito il liceo decise di iniziare a lavorare all’interno di un’officina dove si lavoravano metalli.

In un primo momento il chitarrista fu ingaggiato come temporaneo rimpiazzo all’interno dei Jethro Tull, di cui ha descritto le condizioni difficili e il carattere quasi dispotico di Ian Anderson. Successivamente, dopo aver maturato l’idea di continuare nella sua carriera come chitarrista, nell’ambito di uno dei suoi ultimi turni di lavoro, perse le falangi superiori del medio e dell’anulare della mano destra, a causa di una pressa che gli amputò le dita. La mano destra è fondamentale per Tony Iommi, dal momento che, essendo mancino, serve a premere le corde, per questo motivo, dopo un primo ricovero in ospedale, decise di abbandonare la musica e la carriera da musicista.

Il riscatto di Tony Iommi e l’importanza di Django Reinhardt

In un primo momento, Tony Iommi cadde in un profondo stato di depressione, dettato dal fatto che, dopo aver attaccato le falangi della sua mano destra, tentò di imparare a suonare da destro, ma non ci riuscì. Dopo aver deciso di abbandonare la chitarra, però, ascoltando la musica di Django Reinhardt ebbe l’ispirazione per continuare a suonare. Il chitarrista belga di origini sinte, infatti, era rimasto menomato a causa di un incidente, dal momento che il suo carrozzone aveva preso fuoco mentre lui era al suo interno. La sua mano ustionata gli permetteva di muovere soltanto indice e medio, ma il chitarrista non perse la sua passione e, anzi, ne fece un punto di forza per la sua musica.

Per questo motivo, Tony iommi decise di ricominciare a suonare, grazie all’utilizzo di alcune protesi che vennero realizzate da lui stesso fondendo la plastica di tappi di flaconi, e permettendo, così, di acquisire maggiore stabilità nelle dita amputate. Si dice che la sua menomazione sia stata la causa della nascita del modo di pensare e realizzare l’heavy metal.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.