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I Wall Of Death più pericolosi di sempre

La storia del Rock e, in particolare, del Metal, pullula di esempi in cui, l’elevatissimo coinvolgimento della musica ha portato il pubblico ad immedesimarsi direttamente nel contesto; dando vita a spettacoli di varia natura relativi, principalmente, alla danza o; più in generale, ai movimenti del corpo. Dato il carisma prorompente degli artisti dal vivo, sembrerebbe impossibile; ad oggi, pensare di restare fermi quando si assiste alle loro esibizioni. In effetti, sin dagli esordi, il mondo del Rock ha regalato esempi strabilianti in quanto a senso di coesione ed appartenenza degli spettatori dei concerti; ne è la prova lampante, il festival di Woodstock.

In ogni caso, il Metal non ha trasposto all’ennesima potenza solo i canoni compositivi posti alla base del Rock, ma anche la carica dal vivo, fornendo agli appassionati, un nuovo tipo di esaltazione, a tratti, totalmente fuori controllo. È con le correnti più Hardcore che, in un secondo momento, hanno dato vita al Punk, al Grunge e all’  Alternative; infatti che, sono nati alcuni atti che, adesso, vengono percepiti come una consuetudine nell’opinione comune dei frequentatori assidui dei concerti.

Quella del moshing, è una pratica molto diffusa in questi ambienti. Si tratta, senza scendere nei particolari, risultando superflui, di una sorta di coreografia scomposta, nel corso della quale, i partecipanti abbandonano il controllo del proprio corpo all’interno di un cerchio predisposto per l’occasione in cui scontrarsi nel momento di massima esplosione dei brani che fanno da sottofondo. Sebbene, all’apparenza, questa possa sembrare una pratica relativamente violenta; va detto che, vista la forte sinergia degli appassionati, esiste una sorta di codice comportamentale tacito atto a preservare l’incolumità dei partecipanti.  Vede la luce dal mosh, un altro tipo di ballo, il Wall Of Death.

Che cos’è il Wall Of Death?

Il wall of death è una forma di mosh più estrema, adottata spesso dai fan delle band Hardcore Punk, Death Metal, Punk e Thrash Metal durante i loro concerti. Si comincia dividendo il pubblico in due sezioni separate da uno spazio di circa dieci metri; la pratica si adotta, solitamente, per i brani maggiormente conosciuti, durante le quali, le due fazioni iniziano a scontrarsi l’una contro l’altra seguendo l’andamento del ritmo.

Non è, di certo, raro ferirsi o finire per essere calpestati durante un wall of death; nonostante, la cattiveria non sia assolutamente contemplata dai partecipanti che, ancora una volta, stilano un codice comportamentale che impone a chi decide di prendere parte al mosh di non indossare accessori particolarmente appuntiti o con borchie di dimensioni eccessive e di dare la priorità al soccorso di coloro che cadono, travolti dall’euforica coreografia.

I mosh più pericolosi di sempre

Nonostante quella del moshpit sia, ormai, una pratica comune; negli anni d’oro del Grunge, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio del ’90, il ballo mieté molte vittime durante i concerti di alcuni degli artisti di maggior spicco del panorama.  Eppure, uno dei wall of death più pericolosi di sempre, ebbe luogo in Danimarca; il 30 giugno del 2000, durante uno show dei Pearl Jam.

La band di Eddie Vedder raccolse oltre 50 mila spettatori, i fan che decisero di prendere parte al mosh erano innumerevoli, la folla crebbe a dismisura in pochissimi istanti. Gli spettatori cominciarono a scagliarsi gli uni contro gli altri, uscendo totalmente fuori controllo.

Molti caddero durante il pit, non riuscendo a rialzarsi da soli o ad essere assistiti dagli altri partecipanti. Il concerto venne fermato; i soccorritori si fecero spazio tra la folla, nel disperato tentativo di recuperare le vittime. 8 persone morirono sul colpo e un’altra non sopravvisse all’arrivo in ospedale.

Un fattore chiave per identificare la pericolosità di un moshpit è, sicuramente, l’età media dei presenti. Ne è un tragico esempio, un recente concerto degli Slipknot, durante il quale, un sessantaduenne coinvolto nel moshpit è deceduto dopo aver sbattuto troppo forte contro il terreno. Parliamo, probabilmente, della band più famosa sul panorama Metal moderno; le conseguenze sono state a dir poco devastanti.

Sebbene, nel corso degli anni, siano state molteplici, le fattispecie critiche avvenute durante i moshpit, questi sono una pratica comune genuina attraverso la quale, gli appassionati; comunicano il loro spirito di coesione e coinvolgimento ai loro artisti preferiti.

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)