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Nirvana: il live che venne ricordato per l’eternità

L’atmosfera funerea e raccolta che si respirava nei “Sony Music Studios” di New York, il 18 novembre 1993; sembrava presagire la tragedia che di li a poco avrebbe colpito i Nirvana e il mondo intero. Il lascito struggente, intriso di malinconia e nichilismo di Kurt Cobain alla storia è, tutt’oggi, uno degli eventi più significativi nel panorama del rock.

L’album arrivò quasi sette mesi dopo la morte di Kurt. Il cordoglio e la sensibilizzazione verso un evento ancora oggi irremovibile nel cuore di ognuno di noi, sembrava quasi rimarcare un’aria di dolorosa veglia. Siamo ormai al corrente dell’inquietudine e l’avversione verso la celebrità da parte di Cobain; quello dell’ Unplugged sarebbe stato solo un pretesto per calmare le acque ricolme degli squali affamati del marketing che aleggiavano intorno ai Nirvana.

Ricordiamo che, nell’autunno del ’93, quello acustico, era un format molto in voga, ideale per gli artisti che lanciavano nuovi album al pubblico. Aerosmith, Eric Clapton e Paul McCartney, tra gli altri, l’avevano già sfruttato per pubblicizzare le nuove uscite; per cui, il pubblico era convinto che avrebbe assistito ad una performance alternativa di “In Utero”.

I Nirvana non avevano mai suonato in acustico prima

Col senno di poi, l’evento ha assistito al susseguirsi di non poche peripezie prima di venire alla luce. I Nirvana non avevano mai suonato in acustico prima e, nonostante non esistano leaks audiovisivi delle prove della band prima del concerto, i resoconti e le testimonianze di chi ha assistito rimandano ad un’atmosfera tesa e nervosa.

Inoltre, i dirigenti di MTV non videro di buon grado la presenza dei Meat Puppets tra gli ospiti rispetto a personalità più in voga all’epoca. Pare che Kurt stesse soffrendo di forti crisi d’astinenza in quei giorni. In ogni caso, nessuno degli spettatori era a conoscenza degli ostacoli,apparentemente insormontabili, che i Nirvana dovettero fronteggiare.

Quella sera, si raccolse sotto il palco l’elite dell’entertaining americano, ma nessuno sapeva cosa aspettarsi. Vedere i Nirvana in una veste tanto assopita e addolorata era una novità quasi inconcepibile. La band si esibii in un contesto grigio,fatiscente e rumorosissimo pochi giorni prima, al New York Coliseum, che sarebbe stato demolito dopo qualche anno.

La magia e la coesione del live

Il concerto si aprì con alcuni classici del gruppo rivisitati in puro stile acustico. Quieti e trascinanti, i movimenti di Dave Grohl alla batteria non erano mai stati tanto delicati, quasi impercettibili. L’atmosfera funebre e i toni intimi lasciarono tutti di stucco. Fiori, candele e tepore, misti al tormento e al carisma con cui lo sguardo di Kurt fendeva il pubblico.

L’arrivo dei Meat Puppets con tre dei brani del loro repertorio sembrò segnare la fine del live. L’arrangiamento di “Where Did You Sleep Last Night?” di Lead Belly e l’urlo autodistruttivo di Cobain alla fine della canzone consacrarono il frontman al mito lasciando il pubblico disinibito, libero dai dubbi che la scena aveva, finora, innestato sulla figura del leader dei Nirvana.

Kurt Cobain seppe dimostrare spontaneamente di essere più forte delle voci che lo circondavano e che imperversavano su di lui. Cala la quiete, il silenzio che sembrava averlo salvato, l’avrebbe tristemente condotto verso il baratro pochi mesi più tardi.

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