17 settembre 2021 17:23 venerdì

Le 5 canzoni più tristi dei Pink Floyd

Nel corso della loro carriera durata circa 30 anni (ad eccezione di sporadiche reunion), i Pink Floyd hanno realizzato una lunga serie di brani. Alcuni di questi possono essere considerati piuttosto tristi, o perché in grado di far riflettere, o perché capaci di commuovere chi li ascolta. Quali sono le 5 canzoni più tristi dei Pink Floyd? Non è facile rispondere ad una domanda del genere, ma ci abbiamo provato lo stesso inserendo testi profondi e al tempo stesso dalle atmosfere cupe e introspettive.

Echoes (1971)

Iniziamo subito da un pezzo che può essere considerato iconico. Inserito nell’album Meddle, dura oltre 23 minuti e si apre con una nota di pianoforte suonata in diverse occasioni. Quindi, dopo alcuni minuti, entra in gioco la batteria. David Gilmour canta la prima strofa e prosegue con un assolo di chitarra, prima che il brano si immerga in un’atmosfera psichedelica. Il testo invoca l’uomo e Dio di fronte ai misteri del creato, ma senza alcuna risposta. La canzone dimostra quanto noi ci rendiamo conto di essere soli contro tutti in molte occasioni.

Time (1974)

Si tratta del secondo singolo tratto dallo storico album The Dark Side of the Moon. Il brano ha come sottofondo fisso il ticchettio di un orologio e serve a riflettere sul tempo che passa senza che nessuno se ne accorga. Un giorno, ci si rende poi conto dello scorrere degli anni, con l’esigenza improvvisa di rincorrerlo ad ogni costo senza poterci mai riuscire. L’unico sistema per restare in vita all’interno di una società così frenetica è quello di tirare avanti perdendo ogni speranza e mantenendo la massima calma.

Wish You Were Here (1975)

In questo caso, l’obiettivo principale è quello di dedicare il brano ad uno dei fondatori dei Pink Floyd, ossia l’indimenticato Syd Barrett. Dopo una serie di rumori mescolati quasi alla rinfusa, due persone discutono tra loro con alla base una stazione radio. Quindi, dopo vari pezzi di musica classica, viene dato il via al brano vero e proprio con due chitarre che si sovrappongono, con una composizione realizzata da Gilmour. Dopo la parte cantata, ecco un assolo di violino a rendere l’atmosfera ancora più solenne.

Welcome to the Machine (1975)

Non è facile sopravvivere nel mondo musicale, specialmente se caratterizzato da un’industria che sopprime ogni barlume di talento. Welcome to the Machine si focalizza su un discorso tra un discografico senza scrupoli e un cantante che ha intenzione di emergere. Il primo impone al secondo cosa fare pensando solo al vil denaro. Viene criticato in maniera aspra anche il giornalismo musicale, tra sintetizzatori e urla di Gilmour che rendono la canzone ancora più cupa.

Comfortably Numb (1979)

L’ultima delle 5 canzoni più tristi dei Pink Floyd fa parte dell’album The Wall, con un inizio simultaneo di una batteria, un basso elettrico e un sintetizzatore. Protagonista principale è Pink, che nel brano è interpretato da Gilmour, che dialoga con un medico personificato da Roger Waters. Il primo canta i due ritornelli e il secondo le strofe. L’assolo conclusivo di chitarra elettrica viene considerato tra i più belli di sempre. Per quanto riguarda il testo, la rock star Pink si sente male prima di un concerto e un dottore gli somministra un’iniezione per consentirgli di esibirsi. Il primo ricorda diversi momenti della propria infanzia con tanta malinconia.

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