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Fabrizio De André: le frasi delle sue canzoni che hanno scritto la storia

Quando si parla di musica italiana non si può non citare il leggendario Fabrizio De André. Conosciuto anche come ‘Faber‘ -nomignolo datogli dal suo grande amico Paolo Villaggio- De André è considerato ancora oggi come uno dei più grandi cantautori della musica italiana. Faber nei testi delle sue canzoni racconta storie di guerra, di prostitute, di emarginati, di ribelli e tossicodipendenti, soffermandosi su temi delicati come la politica, la religione e la morte. Oggi, a tal proposito, vogliamo analizzare le frasi delle canzoni di Fabrizio De André che maggiormente hanno scritto la storia della musica italiana.

Nato a Genova il 18 febbraio del 1940, Fabrizio De André è uno dei più importanti e poetici cantautori che la storia della musica italiana abbia mai conosciuto. Il confine tra testo e vera e propria poesia -nelle sue canzoni- è così sottile che sparisce nel nulla. Con la sua voce profonda, inconfondibile e con i suoi testi, poetici e mai banali, Faber ha rivoluzionato completamente il concetto di canzone italiana.

Molti dei versi delle canzoni di Fabrizio De André, col tempo, sono diventati dei veri e propri aforismi e, seppur sia molto difficile riassumere tutto ciò che ha rappresentato per noi il cantautore genovese, cercheremo di raccogliere alcune delle frasi più rappresentative e famose delle sue canzoni.

Fabrizio De André: le frasi delle sue canzoni che hanno scritto la storia

Via Del Campo:

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”

Amore che vieni, amore che vai:

“Quei giorni perduti a rincorrere il vento, a chiederci un bacio e volerne altri cento”

Un Matto:

“Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole”

Bocca di rosa:
“Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”

Il bombarolo:
“C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”

Cantico dei drogati:
“Come potrò dire a mia madre che ho paura?”

Un blasfemo:
“Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte – Mi cercarono l’anima a forza di botte”

Geordie:
“Impiccheranno Geordie con una corda d’oro – è un privilegio raro”

Canzone per l’estate:
“Com’è che non riesci più a volare”

Città Vecchia:
“Se non sono gigli sono pur sempre figli vittime di questo mondo”

Amico Fragile:
“Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra”

La guerra di Piero:
“E mentre il grano ti stava a sentire dentro alle mani stringevi un fucile, dentro alla bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole”

Il suonatore Jones:

“Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo e amore, protetta da un filo spinato – Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta

Sally:

“Andai verso il mare senza barche per traversare, spesi cento lire per un pesciolino d’oro”

Quello che non ho:

“Quello che non ho sono le tue parole – per guardarmi il cielo per conquistarmi il sole”

Un giudice:
“Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura – ve lo rivelan gli occhi e le battute della gente”

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