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Sex Pistols, 5 storie incredibili raccontate dal chitarrista Steve Jones

Steve Jones – iconico chitarrista dei leggendari Sex Pistols – ha infine regalato ai fan uno sguardo privilegiato sulla formazione britannica. “Non ne uscirò sicuramente profumato di rose” avverte all’inizio della sua auto-biografia – Lonely Boy. Grazie ad un salto temporale nella Londra degli anni ’80, dei punk e del linguaggio underground, Jones ripercorre alcuni dei momenti più incredibili e pazzi della sua carriera prima, dopo e durante i Sex Pistols. Senza filtri né censure, il chitarrista racconta al pubblico di quando – ubriaco e selvaggio – girava per i pub assieme a Sid Vicious e soci. Vediamo qui 5 storie incredibili sulla band punk inglese.

I Sex Pistols non copiavano i Ramones

Sebbene la critica e la storiografia punk del periodo accusassero i Pistols di aver copiato dai cugini statunitensi, Jones nega con decisione nel suo libro. Sid Vicious, Johnny Rotten e soci si sono piuttosto ispirati ai The Dolls e ai The Faces, ma non alle band che gravitavano intorno al CBGB – piccolo locale di Manhattan dove si esibirono tutti i primi gruppi punk rock newyorkesi. Proprio la frequentazione dell’ambiente underground della Grande Mela, diede l’idea a Malcolm McLaren di esportare il punk anche in Inghilterra. Nonostante la similarità stilistica, il genere inglese – inaugurato proprio dai Sex Pistols – si caratterizza però fin da subito per un estrema politicizzazione. Steve Jones ammette anche di non amare la scena punk americana – Patti Smith era sicuramente quella che apprezzava di meno.

Malcolm McLaren

Johnny Rotten definiva il mecenate del punk inglese come un “idiota hippie della classe media”. Un sempliciotto insomma, che solo per caso si trova a importare la prima scintilla di quel nuovo genere nel Regno Unito. Steve Jones ha un’opinione molto più clemente nei confronti di McLaren. Per il chitarrista dei Sex Pistols la bravura del proprietario del Sex fu quella di sapersi adattare alle circostanze – come un camaleonte. McLaren sapeva volgere eventi potenzialmente disastrosi in occasioni vantaggiose per i Pistols. Ad ogni modo – che lo si voglia elogiare o denigrare – l’uomo ebbe il merito di creare un ambiente favorevole allo sviluppo del punk inglese. La sua boutique era un vero e proprio rifugio per tutti i ragazzi di strada, le menti più brillanti, eccentriche e creative che non trovavano spazio nella società borghese del periodo.

L’influenza negativa di Sid Vicious

Sebbene Sid Vicious sia una delle figure più iconiche e distintive del punk, Steve Jones ammette che la sua presenza non fosse molto positiva per i Sex Pistols. Il suo temperamento agitato e turbolento – aggiunto al fatto che non sapesse praticamente suonare – creavano instabilità nella formazione. Vicious – in una sorta di sfida con se stesso per rendere onore al proprio nome – faceva abbondante uso di droghe, era incontrollabile sia fuori che sopra il palco. L’incontro fatale con Nancy Spungen lo porta poi direttamente sulla strada dell’eroina. Proprio a proposito della groupie, Steve Jones confessa anche – nell’auto-biografia – di essere andato a letto con tutte le fidanzate dei propri compagni di band. Compresa Nancy.

La fine dei Sex Pistols

Quando Steve Jones arriva a parlare della fine dei Sex Pistols non c’è molto rammarico nelle sue parole. La band inglese si separa ufficialmente nel 1979 – anche se Johnny Rotten si era allontanato dalla formazione già l’anno precedente. Aveva annunciato la propria uscita dai Pistols il 17 Febbraio del 1978 – mentre si trovava a Los Angeles – e gli altri membri lo avevano lasciato lì senza soldi o biglietti per l’aereo. Rotten dichiarerà in seguito che la band – e Malcolm McLaren – lo avevano abbandonato. “Un messaggio della Warner Bros diceva che se qualcuno avesse dichiarato di essere Johnny Rotten avrebbe mentito – confesserà il cantante – ho chiuso i miei rapporti con Malcolm in questo modo, ma non con il resto del gruppo. A loro vorrò sempre bene”. Per Jones la fine dei Sex Pistols era prevedibile. Paragona infatti la band a “quegli idioti che vincono alla lotteria, spendono tutti i soldi e alla fine si uccidono”.

La reazione alla morte di Sid

Quando Sid Vicious muore per overdose – nel 1979 – Steve Jones non ha alcuna reazione alla notizia. I due hanno militato insieme nei Sex Pistols, ma il chitarrista non prova alcuna emozione all’epoca. Quando un giornalista lo chiama per sapere come stia dopo la scomparsa del bassista, Jones risponde laconicamente “Beh, almeno ora venderemo qualche disco”. Le dipendenze del musicista ne influenzarono inevitabilmente il comportamento. Tanto più che Sid Vicious, scompare tragicamente poco dopo lo scioglimento ufficiale della band. Dopo aver trovato Nancy Spungen accoltellata – il 12 Ottobre del 1978 – ed essere stato accusato del suo omicidio, Vicious cade in una spirale depressiva dalla quale non si riprenderà mai. Sono molti i punti oscuri riguardo l’omicidio della donna – tra i tanti il fatto che Vicious avesse una tale quantità di eroina nel sangue da essere stato probabilmente incosciente al momento del fatto – ma viene arrestato in quanto unico indagato. Dopo aver tentato di suicidarsi con un rasoio ed essere stato salvato dalla prima overdose, muore nel 1979 a causa di una dose che gli aveva procurato la madre per festeggiare il suo rilascio.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.