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AC/DC: Le cinque canzoni più sottovalutate della band

Sin dai loro mitici esordi, gli AC/DC hanno dominato le classifiche di tutto il mondo attraverso il sound prorompente e, del tutto personale del loro Rock N’Roll duro e crudo. Nessuno si è mai avvicinato alle sonorità del gruppo che, pur sembrando, all’apparenza, semplici; nascondono, in realtà, tappeti melodici meticolosamente studiati, la cui riuscita, non solo ha reso unica la band; ma ha contribuito ampiamente a consacrare il nome dei suoi membri alla storia della musica moderna. In fin dei conti, chiunque, ad oggi, dovesse scegliere di replicare il sound degli AC/DC nella sua opera, ne uscirebbe come una mera imitazione, come nel caso della maggior parte degli stili dei massimi esponenti del Rock.

Sappiamo benissimo che c’è qualcosa di speciale e travolgente nel sound del gruppo. Riconoscere una band fin dalle prime note non è affatto semplice e, sicuramente, delinea un livello di maturità artistica altissimo. Le tracce degli AC/DC sono riconoscibili dai primi secondi. Così come la maggior parte dei gruppi capostipiti delle correnti più Heavy del Rock, come i Motorhead o i Ramones, gli AC/DC non hanno mai, propriamente, modificato il loro stile, limitandosi ad arricchirlo attraverso accorgimenti sonori e lirici di un certo spessore, simbolo di una crescita individuale e collettiva non indifferente.

Quando si parla di gruppi o artisti con una carriera discografica tanto vasta e brillante, come nel caso degli AC/DC, è facilissimo incappare in gemme rare andate perdute alle orecchie dei fan poiché messe in ombra dalle hit intramontabili che hanno lanciato la band nel firmamento. In questa classifica, quindi, abbiamo raccolto cinque brani straordinari degli AC/DC che, nel corso degli anni, non hanno ricevuto il successo che meritavano.

5) Sink The Pink – 1985

Sink The Pink proviene da quello che, dalla maggior parte dei fan della band, viene definito come il peggior lavoro in studio della band, ovvero Fly On The Wall del 1985. Eppure, Sink The Pink è un esplosione del puro sound degli AC/DC, con acuti taglienti e chitarre fragorose e distorte; per quanto, comunque, i fratelli Young non perdano neanche un colpo, dimostrandosi infallibili come sempre.

4) Guns For Hire – 1983

Nel 1983, gli AC/DC erano già un’istituzione nel genere al quale appartenevano. Le sonorità di For Those About To Rock e di Back in Black li consacrarono definitivamente all’eterno; eppure, la band sentì di starsi discostando troppo dalle origini, attribuendo il repentino cambio di rotta dei lavori precedenti al complesso di produzione. Così, il gruppo decise di lavorare a Flick Of The Switch. Un disco auto prodotto che avrebbe dovuto rispecchiare pedissequamente la crudezza semplicistica della band, senza il minimo compromesso, pur rischiando un allontanamento dalle charts internazionali. Sebbene il disco non abbia, in ogni caso, riscosso lo stesso straordinario successo degli album precedenti, comunque, presenta alcune tracce assolutamente degne di nota, come Guns For Hire.

3) Problem Child – 1977

Come detto, la semplicità insita nello stile del gruppo, è ciò che ha contribuito a renderli inconfondibili, distinguendoli, nel corso degli anni, dalle altre band che pullulavano le scene. Problem Child ne è un altro esempio. Il riff irrompe nel cuore dell’ascoltatore attraverso la sua disarmante solidità. Gli assoli di Angus Young sono stellari; l’ultimo in particolare. Le maracas inserite nella sezione ritmica nel mezzo della canzone forniscono un tocco in più al brano nella sua interezza.

2) Walk All Over You – 1979

Il brano incalza progressivamente, per trovare il suo culmine in un riff esplosivo su cui si scaglia un potentissimo Bon Scott che, ancora una volta, dimostra di essere il migliore, affermandosi come uno dei più grandi frontman nella storia del Rock. L’andamento altalenante del brano gli fornisce un flavour decisamente impegnato, nonostante, come sempre, Angus Young trovi il suo spazio per sfoggiare le sue prorompenti doti chitarristiche.

1) Sin City – 1978

Tratto da Powerage, ci troviamo di fronte all’ennesimo capolavoro degli AC/DC mai dichiarato. Messo in ombra da altri brani ben più celebri, pur meritando sicuramente lo stesso livello di menzioni nelle playlist degli appassionati di musica Rock intorno al mondo. Testi e musica sono perfetti e si accompagnano a performance live strabilianti. Si parla sicuramente di uno dei brani migliori in assoluto nella discografia della band. Sebbene tracce come Back In Black e Highway To Hell siano circondate da un alone di leggenda, probabilmente conseguenza anche dell’altissimo numero di vendite riscontrato, la rabbia e la passione contenute in Powerage, sono decisamente inarrestabili e, per questo, iconiche.

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)