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Bob Marley: 10 canzoni per ricordare una vera e propria leggenda

Facciamo gli auguri, oggi, anche a Bob Marley, che avrebbe in questa data compiuto 73 anni anni.
E’ nato, infatti, a Nine Mile (in Giamaica) nel 6 febbraio del 1945. Il cantautore e chitarrista giamaicano, nonchè acceso attivista, rappresenta sicuramente una celebre immagine nel mondo del reggae, se non la più illustre, specie per uno stile di vita, ideologico e sociale improntato nel reggae stesso che ha caratterizzato la sua vita stessa e ha contribuito a dare fama e celebrità alla sua figura non solo nella circoscritta cerchia giamaicana, ma anche al di fuori del territorio insulare. Non si può negare quale sia stato il valore civile della sua musica, improntata su temi civili, sociali e portatrice di un messaggio benefico, pacifico e lontano da tutte quelle discriminazioni razziali che erano, allora, ancor più accese di oggi. Ed è proprio della sua musica che parleremo, in questo articolo, sottoineando l’importanza di alcune sue canzoni (10) che possano onorare e ricordare la sua figura.

1) Jammin‘: la prima canzone che prendiamo in esame è un celebre brano del cantante e chitarrista giamaicano, contenuta nell’album “Exodus”, pubblicato nel 1977. La canzone appartiene alla band “Bob Marley & The Wailers”, fondata dallo stesso Marley, e vede la partecipazione (nei cori) anche di Rita Marley, moglie del cantante giamaicano fino alla sua morte, nel 1981. Il brano è stato importantissimo per quanto riguarda la diffusione immediata che conobbe: non solo nel Regno Unito, grazie anche a varie ripubblicazioni in onore dello stesso Bob Marley, ma anche nei Paesi Bassi, dove conobbe un grande successo che la portò ad essere in cima alle classifiche per oltre quattro settimane.

2) No Woman, No Cry: la canzone ha un grande significato in termini sociali: non tanto per il testo, ma per la storia che la riguarda non si può non parlarne; benchè sia stata resa nota da Bob Marley, che ha curato il testo, la canzone è attribuita alla penna di Vincent Ford, paroliere giamaicano e grande amico d’infanzia di Bob Marley. L’uomo gestiva un rifugio in Trenchtown, ghetto di Kingston giamaicano, dove poteva essere accolta e dove poteva trovare ristoro la povera gente. Un atto così tanto caritatevole, però, se non supportato a dovere rischia di fallire… ed è proprio il destino che correva la mensa, più volte sull’orlo del baratro e a rischio fallimento. Per fortuna, con tutto ciò che Bob Marley e la sua band guadagnarono dalla canzone, la mensa potè essere sostenuta. In Italia il pezzo ha ottenuto il disco d’oro.[nextpage title=”pagina 2″]

3) Africa Unite: capiamo benissimo dal titolo di che cosa si tratti. In effetti, la canzone si inserisce perfettamente in un contesto culturale e sociale molto ampio che fa parte di “Survival”, quinto album in studio di Bob Marley pubblicato nel 1979. Si tratta dell’album in cui maggiormente si schiera dal punto di vista politico e sociale, esprimendo temi in netto contrasto con la politica sanguinaria e disgregatrice dell’epoca. L’invito alla pace tra tutti i popoli africani, presente in maniera netta in questo pezzo, e gli altri temi portarono al successo dell’album stesso, ritenuto tra i capolavori del cantante e chitarrista giamaicano. La canzone ha avuto così larga diffusione nella cultura di massa da portare alla nascita degli “Africa Unite”, prima band italiana reggae, legata – ovviamente – alla grande fonte di ispirazione che rappresenta Bob Marley.

4) Redemption Song: è una canzone lontana, musicalmente parlando, da quei contesti del reggae che hanno sempre caratterizzato la carriera di Bob Marley; si tratta, infatti, di una canzone prettamente folk, che riflette lo stato d’animo e il dolore che il giamaicano stava provando in quel particolare momento della sua vita in cui aveva già scoperto del tumore che lo stava, a poco a poco, consumando. Secondo la moglie, Rita, il brano rappresenta una fedele rappresentazione del momento che stava vivendo. Il brano fa parte di Uprising, album pubblicato nel 1980, ed è selezionato al 66° posto dei migliori brani di sempre secondo la rivista Rolling Stone. Anche in questo caso è da sottolineare l’impatto successivo nella cultura musicale: numerose sono, infatti, le cover realizzate, specie per il genere della canzone stessa certamente più applicabile a voci non per forza specifiche del reggae.

5) Get Up, Stand Up: si tratta dell’ultimo brano che Bob Marley eseguì dal vivo, a completamento di una carriera importantissima. Il brano, ancora una volta, permea nel sociale e si basa su quella povertà che il giamaicano aveva avuto modo di appurare ad Haiti. La canzone fu eseguita spesso ai concerti, molte volte a chiusura delle sue performance live. Caratterista comune anche ad altre canzoni, del brano esistono numerosissime versioni, cantate dal solo Bob Marley, da Marley con la sua band, da Peter Bosh (a cui, insieme al giamaicano, appartengono i credits del pezzo) e Bunny Wailer, ex membro della band “The Wailers”. Una delle versioni più celebri è quella contenuta in “Live!”, del 1975. Il brano ha avuto molta importanza non solo per le cover, anche metal, che sono state eseguite, ma anche per il suo largo utilizzo in videogiochi o cartoni; o, ancora, per i remix che ne sono stati fatti.[nextpage title=”pagina 3″]

6) War: centrale, in questa nostra lista, è un brano che ci emoziona molto per i temi trattati all’interno dello stesso: un brano lento, dal ritmo pacato e scandito, ma che all’interno della poco sviluppata musicalità cela tutto un messaggio antibellico che riassume l’ideologia e il pensiero di Marley. Il brano è contenuto nell’album “Rastaman Vibration”, del 1976, ma non è stata scritta da Bob Marley: gli autori del pezzo cantato e reso celebre dal giamaicano sono, infatti, Allen Cole e Carllton Barrett, anch’essi compositori giamaicani, che si sono ispirati a un discorso di Hailè Selassiè, imperatore d’Etiopia. All’interno del discorso dell’imperatore, venerato dal popolo Rasta quasi fosse un Dio, sono inseriti temi molto cari a Marley, circa l’uguaglianza tra i popoli e l’esigenza di cessare l’utilizzo delle armi nucleari. Le parole del discorso si ampliano e si inserisce un altro tema che più volte il giamaicano ha ribadito: finchè ci sarà disuguaglianza tra i popoli, le guerre non cesseranno.

7) Exodus: è la quinta e ultima traccia (del lato A) del settimo album in studio del cantante giamaicano, l’omonimo “Exodus”, considerato dai critici il miglior album che Bob Marley abbia realizzato nella sua carriera. L’album divenne celebre per “Jammin'”, ma tutte le tracce sono dotate di un ottimo livello sia musicale che contenutistico. Nello specifico, Exodus, è la traccia più lunga dell’album nei suoi oltre sette minuti. Siamo ancora una volta in un contesto di totale caos, caratterizzato da frequenti sparatorie e instabilità sociali che portano Marley a doversi trasferire a Londra, dove pubblicherà l’album, dopo essersi salvato per miracolo a una sparatoria. L’album è stato selezionato, da Rolling Stone, nella lista dei migliori 500 album della storia, ai ridossi dei primi cento album.

8) One Love: un’altra canzone importantissima, nonchè famosa, contenuta nel medesimo album (Exodus) ed uscita nel 1977, a dimostrazione del grande valore dell’album. La canzone è da ricordare anche per il tributo che fu realizzato a Bob Marley dopo la sua morte: fu realizzato, infatti, un videoclip ufficiale del pezzo in suo onore dove c’è una trafila di personaggi, tra cui anche Paul McCartney. Il video fu realizzato nel 1984, tre anni dopo la morte di Marley.[nextpage title=”pagina 4″]

9) Buffalo Soldier: il brano è importantissimo dal punto di vista del messaggio di cui si fa portatore. Parla infatti della cosiddetta “diaspora nera”, pratica consistente nel commercio, legalizzato, di schiavi africani. La tratta degli schiavi divenne sempre più intesa, tanto da variare la composizione etnica dei luoghi. Il brano, che analizza metaforicamente il tema, è un singolo estratto dall’album “Confrontation”, pubblicato postumo nel 1983. Parla, per l’appunto, di un soldato nero che viene trasportato dall’Africa per poter combattere in America. Tra i crediti del brano troviamo anche quelli a Noel G. Williams, autore del testo insieme al cantante, chitarrista e attivista giamaicano. Si tratta, come detto, di un’inedito pubblicato postumo: il progetto iniziale di Marley era quello di costituire una trilogia , con “Confrontation” che sarebbe stato l’ultimo album, dopo “Survival” e “Uprising”. Purtroppo, la morte nel 1981 gli ha impedito di terminare il suo ambizioso progetto.

10) I Shot the Sheriff: ultimo brano in questa nostra speciale lista è “I Shot the Sheriffe”, canzone contenuta nell’ottavo e ultimo album in studio della band “The Wailers”, “Burnin'”, del 1973. Dopo questa data, la band si scioglierà per andare a formare i “Bob Marley & The Wailers”. La canzone è stata resa nota essenzialmente da Bob Marley, ma anche grazie alla cover che è stata realizzata da Eric Clapton, di un anno dopo. Il brano parla di un uomo che ha ucciso uno sceriffo, sparandogli con un colpo di pistola, ma viene inaspettatamente accusato di un altro omicidio: quello del suo vice. L’uomo in tribunale si difende parlando di legittima difesa. Il concetto è metaforico, e permise a Marley di poter parlare della Giustiza senza dover citare la Polizia, fatto che avrebbe scatenato numerose ritorsioni nei suoi confronti.

di Bruno Santini (Nefele)

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.