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Bruce Springsteen, la poesia che ha letto per Donald Trump

Bruce Springsteen è stato una delle icone rock degli anni Ottanta. Da tutti soprannominato “The Boss” ha raggiunto l’apice del suo successo con la famosa “Born In The USA”Un musicista e un cantate poliedrico e ricco di talento che continua ancora oggi la sua attività. Ultima uscita il suo ventesimo album di inediti, intitolato Letter To You”. Il Boss pur avendo una certa fama è sempre stato abbastanza restio nell’esporsi pubblicamente, soprattutto in ambito politico e sociale. E’ stato addirittura considerato apolitico per mondo tempo, ma con gli anni e le sue prese di posizioni, si è comunque delineata una tendenza politica. Tendenza espressa fino a poco tempo fa, in merito alle elezioni americane. Ecco la reazione di Bruce Springsteen e la poesia che ha dedicato a Donald Trump.

L’impegno sociale e politico del Boss

Per molto tempo Bruce ha preferito non esporsi e mantenersi quanto più neutrale possibile quando si parlava di politica. Uno dei suoi primi interventi fu in merito al noto incidente nucleare che vi fu negli Stati Uniti alla fine degli anni Settanta. Da questo suo “intervento” è percepibile la riluttanza nei confronti del nucleare, motivo per cui può essere considerato uno schieramento ideologico. Fu molto attivo anche in ambito umanitario, sostenendo con una certa assiduità i banchi di cibo. Sostenne la campagna contro la grande piaga dell’AIDS, allora purtroppo molto diffuso, ma bisognerà aspettare i Duemila per un vero colpo. Sono questi gli anni in cui il boss si schierò apertamente contro un fatto di cronaca, firmando il pezzo American Skin (41 Shots). Qui tratta di un ragazzo, di uno studente americano, ucciso dalla polizia con 41 colpi di pistola. Questo generò piccoli disordini e il dissenso delle forze dell’ordine.

Bruce Springsteen dedica una poesia a Trump

Abbiamo capito come Springsteen non ami particolarmente i colpi di scena in ambito sociale, ma vista la situazione attuale non ha potuto non tacere. Il Boss non è molto d’accordo con l’ultima frangia di politica degli Stati Uniti, più che altro per la gestione delle cose. Per dar voce a questo dissenso di è servito di una poesia. Il componimento è stato scritto da Elayne Griffin Baker e Bruce ha ben scelto e sfruttato le sue parole, in un programma radio. La critica è diretta alla Casa Bianca. Lì non c’è arte, non c’è poesia e non c’è musica a parere del cantante. Crede che il paese sia arrivato ad un punto di non ritorno e che adesso rivalutare le sorti sia molto difficile. Parla di infedeltà. Ma soprattutto citando l’autrice richiama i presidenti passati come Obama, Bush, Kennedy. Bruce non si esime dal dirsi preoccupato nei riguardi delle elezioni. Non basta nemmeno il successo del suo ultimo documentario, della tendenza delle classifiche, il Boss è trepidante. Chissà se il suo impegno e la sua presa di posizione possa fare differenza. Possiamo solo aspettare, mentre il cantate si chiede dove andrà a finire il suo paese.

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)