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Le più belle canzoni autobiografiche di Fabrizio De André

Fabrizio De André per scrivere le sue canzoni ha sempre attinto alle fonti più disparate. Avvenimenti storici, situazioni a lui contemporanee, i Vangeli apocrifi, opere di letteratura, ecc. ecc. Da queste fonti De André ha saputo realizzare veri e propri capolavori, che rendono i suoi testi vere e proprie prove di erudizione e cultura. Ciò non deve farci pensare però che la musica di De André sia pretenziosa o voglia rappresentare uno sforzo da parte dell’autore di ostentare qualcosa, in quanto al contrario il repertorio di Faber è incredibilmente veritiero. Non a caso nelle sue canzoni il cantautore genovese ha spesso omaggiato le classi meno abbienti, dedicando particolare attenzione agli emarginati. De André, tuttavia, non si è limitato solamente a questo: ha anche, spesso, raccontato la propria vita attraverso le canzoni. Abbiamo scelto le cinque migliori canzoni autobiografiche di Fabrizio De André.

Amico fragile

La canzone sicuramente più autobiografica del cantautore. La compose da ubriaco in una sola notte, dopo essersi isolato da una cena in cui gli venne chiesto di suonare dagli invitati. Si trovava a questa cena con la sua prima moglie e non aveva per niente apprezzato il loro comportamento. Riflette sul fatto di voler essere un cantautore, ma di rendersi conto di non essere più utile a nessuno. Fabrizio De André definì Amico fragile la sua canzone più importante.

Giugno ’73

Questa canzone è una delle più struggenti di Fabrizio De André. Racconta la storia della sua separazione da una donna di nome Roberta, con cui ha avuto una relazione fra la prima e la seconda moglie. Si rivolge direttamente a lei e racconta questa storia, con le ragioni della rottura che sono imputabili soprattutto alla differenza sociale tra i due ed al ruolo della madre a lui ostile. Tuttavia, malgrado ciò, De André non rimpiange di averla conosciuta, come rivela nel famoso finale:

“Poi il resto viene sempre da sé
i tuoi “Aiuto” saranno ancora salvati
io mi dico è stato
meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”.

Il cantico dei drogati

Tutti sanno che questo brano si ispira alla poesia Eroina di Riccardo Mannerini, un poeta che fu anche grande amico del cantautore. Tuttavia, Il cantico dei drogati rientra anche tra le canzoni autobiografiche di Fabrizio De André, in quanto parla tra le righe della sua dipendenza dall’alcol. Descrive cosa si prova a essere dipendenti da una sostanza con una grande consapevolezza, proprio poiché ha vissuto tale esperienza.

Hotel Supramonte

Questa canzone è tristemente famosa per essere stata composta in seguito al rapimento che De André subì insieme con la moglie in Sardegna. Già dal titolo si evince il legame tra questo terribile evento e il luogo: Supramonte è una catena montuosa della zona centro-orientale della Sardegna dove, contrariamente da ciò che si pensa, De André non venne nascosto durante il rapimento. Tuttavia l’autore ha scelto il Supramonte come luogo di riferimento poiché è noto per essere il nascondiglio di latitanti e briganti.

Verranno a chiederti del nostro amore

Su questo brano tante sono le ipotesi. Per diverso tempo si è creduto fosse dedicato sempre a Roberta e descrivesse un momento di separazione. Secondo quanto dichiarato dal figlio Cristiano De André, invece, sarebbe dedicato alla prima moglie di De André che gliela fece ascoltare dopo averla composta. Il figlio ha spiegato di aver anche potuto assistere a quel momento. Sicuramente, comunque, si rifà alla vita sentimentale del cantautore.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.