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Le migliori canzoni rock in acustico

La bellezza di certi pezzi e di certe canzoni rock risiede nella loro eternità, nella capacità di rimanere eccezionali e intramontabili anche a distanza di anni. Dei veri e propri classici che – anche se rimaneggiati ed eseguiti centinaia di volte – mantengono intatto il loro fascino. Una caratteristica questa che, a volte, viene messa ancor più in risalto dalle rispettive versioni acustiche di questi brani. Andiamo oggi alla scoperta di alcune delle migliori canzoni rock in acustico.

CALL ME A DOG, CHRIS CORNELL

Iniziamo questa breve classifica di alcune delle migliori canzoni rock in versione acustica, con Call Me A Dog del compianto leader dei Soundgarden, Chris Cornell. Il brano è contenuto originariamente nell’album omonimo dei Temple of the Dog, rilasciato nel 1991. Supergruppo quello, che proprio Cornell aveva fondato in seguito alla morte per overdose dell’amico Andy Wood. I Temple of the Dog fanno in tempo a pubblicare un solo disco, ma Call me a Dog è sicuramente uno dei pezzi più riusciti e carichi di emotività della tracklist

L’ex frontman dei Soundgarden e degli Audioslave, ne farà successivamente una versione acustica che sorprende ed emoziona ancora di più. In questa rivisitazione, accompagnato dalla chitarra, Cornell dà sfoggio del suo impareggiabile timbro, che raggiunge picchi davvero sorprendenti a voce piena.

EVERLONG, FOO FIGHTERS

Secondo posto occupato dal brano dei Foo Fighters, Everlong, contenuto nell’album The Colour and the Shape del 1997. Il pezzo è sicuramente uno dei più conosciuti e apprezzati della band capitanata dall’ex batterista dei NirvanaDave Grohl. Tanto più che, è stato inserito in ben tre videogiochi musicali e nella colonna sonora del film The Wolf of Wall Street.

Sebbene Everlong sia stata concepita per essere suonata con la chitarra elettrica, la sua versione acustica ha acquisito notevole popolarità dopo l’esibizione di Dave Grohl al programma radio di Howard Stern nel 1998. Da quel momento, il brano è stato eseguito spesso e volentieri in quest’altra veste.

UNDER THE BRIDGE, RED HOT CHILI PEPPERS

Under the Bridge è un brano della band californiana dei Red Hot Chili Peppers, estratto dall’album Blood Sugar Sex Magik del 1992. Anthony Kiedis ha svelato come i temi portanti del brano siano la solitudine e lo sconforto, uniti alla riflessione sul suo abuso di sostanze stupefacenti e sulla città di Los Angeles. Ad Under the Bridge si deve l’ingresso della band nell’ambiente musicale mainstream e collateralmente l’uscita di scena di John Frusciante, che voleva mantenessero un’attitudine più underground.

Ad ogni modo, Under the Bridge si presta molto bene alla versione acustica e permette di rendere, ancor più vividamente, la tristezza generale del testo. L’accoglienza per il brano dei RHCP è stata fin da subito positiva. Il critico musicale di Rolling Stone, la definì “un’aspra e insolitamente pensierosa ballata”.

HALLELUJAH, JEFF BUCKLEY

Arriviamo al quarto posto di questa breve classifica delle migliori canzoni rock in versione acustica, con la struggente cover di Hallelujah di Leonard Cohen, eseguita da Jeff Buckley. Il brano originario venne pubblicato come estratto dell’album Various Positions, nel 1984. Nonostante varie re-interpretazioni, quella di maggior successo rimane proprio quella di Buckley, eseguita nel 1994 all’interno del disco Grace.

I riferimenti biblici si intrecciano ad allusioni drammatiche di una storia d’amore, per confluire in un finale criptico e oscuro. Lo struggimento e la profonda carica emotiva di Hallelujah la rendono una canzone perfetta in versione acustica. Lo stesso Jeff Buckley dichiarerà, a proposito delle molteplici interpretazioni del testo, che “chiunque ascolti chiaramente Hallelujah scoprirà che parla di sesso, di amore e della vita sulla terra”.

YELLOW LEDBETTER, PEARL JAM

Concludiamo questa breve classifica di brani in versione acustica con il pezzo dei Pearl Jam, Yellow Ledbetter, del 1992. Sebbene il brano non sia mai stato inserito in nessuno album ufficiale, rimane uno dei più conosciuti e apprezzati della discografia della band di Eddie Vedder. E’ stato lo stesso cantante a raccontarne la storia durante un concerto a Newwark, New Jersey, nel 2008.

Yellow Ledbetter è stata concepita anche come tributo al grande bluesman Leadbelly, della cui Where Did You Sleep Last Night hanno eseguito un’iconica cover anche i Nirvana. La parte di chitarra invece è un tributo evidente a Jimi Hendrix – con la stessa intro di Little Wing. Questo emozionante e bellissimo pezzo del 1992 viene solitamente suonato da Pearl Jam in chiusura dei loro concerti, quando le luci si abbassano e il pubblico canta all’unisono.

 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.