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Le 5 canzoni più tristi dei cantautori italiani

Per quanto la musica possa distrarci dai nostri problemi, avviene spesso che ci focalizziamo maggiormente sulla tristezza. Siamo alla ricerca di brani malinconici, strappalacrime che ci facciano riflettere, commuovere e perché no, anche sentire capiti. Per questo ascoltiamo anche e soprattutto canzoni tristi. Abbiamo deciso qui di proporvi cinque canzoni del cantautorato italiano che sono molto malinconiche e forse proprio per questo così belle.

Fabrizio De André – Il cantico dei drogati

Fabrizio De André ha moltissimi brani che possono suscitare emozioni intense, come la tristezza. Questo è sicuramente uno dei più sentiti del cantautore. Ha come tematica centrale la dipendenza dalle droghe, De André ha spiegato di essersi ispirato alla sua dipendenza dell’alcolismo per scriverlo, ha quindi una matrice autobiografica. La melodia così come il testo sono di una tristezza incredibile. Le parole sono forti e colpiscono come solo Faber riusciva a fare.

Ho licenziato Dio
Gettato via un amore
Per costruirmi il vuoto
Nell’anima e nel cuore
Le parole che dico
Non han più forma né accento
Si trasformano i suoni
In un sordo lamento
Mentre fra gli altri nudi
Io striscio verso un fuoco
Che illumina i fantasmi
Di questo osceno giuoco
Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Giorgio Gaber – L’amico

Anche Gaber non mancava di comporre testi riflessivi e molto profondi. Questa canzone effettivamente non è sua, ma è costruita su una melodia del cantautore Jacques Brel, sua grande ispirazione. Si tratta di uno splendido e commovente racconto d’amicizia: il protagonista cerca di sollevare il morale ad un amico che è malato e sta per morire. Alla fine, si intuisce, l’amico morirà, ma è toccante quanto gli viene detto.

Lucio Battisti – I giardini di Marzo

Testo scritto da Mogol, ha segnato una generazione e sicuramente è una delle canzoni più tristi della discografia di Battisti. Mogol ha spiegato di essersi ispirato alla sua infanzia. La canzone parla del dopoguerra e quindi delle difficoltà economiche. Tuttavia, oltre alla crisi pratica della vita quotidiana, quello che si evince è un malessere dell’anima, interiore, tremendo.

Che anno è, che giorno è?
Questo è il tempo di vivere con te
Le mie mani come vedi non tremano più
E ho nell’anima
In fondo all’anima cieli immensi
E immenso amore
E poi ancora, ancora amore, amor per te
Fiumi azzurri e colline e praterie
Dove corrono dolcissime le mie malinconie
L’universo trova spazio dentro me
Ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è.

Francesco Guccini – Auschwitz

Già dal titolo su evince una tematica difficile, una delle pagine più oscure della nostra storia. Guccini mette in musica il dramma dei deportati a Auschwitz e lo fa con crudezza, ma anche con delicatezza. Oltre ad essere un brano triste, mai come altri questo ci fa riflettere: come può un uomo uccidere un suo fratello, si chiede Guccini.

Luigi Tenco – Vedrai vedrai

Come ne L’amico Giorgio Gaber diceva “vedrai vedrai“, così fa Tenco in una delle sue canzoni più famose. Qui è un figlio a parlare alla madre ed a cercare di infonderle speranza, in un momento difficile per entrambi. Una meravigliosa dimostrazione d’affetto che ha commosso tutti noi.

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Laureata in lettere moderne e laureanda in Filologia moderna. Siciliana doc, scrittrice, ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.