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Quella volta che il fantasma di Lucio Battisti compose una canzone

Una delle canzoni più importanti dall’album Io non so parlar d’amore di Adriano Celentano si porta addosso una storia molto interessante. Il testo, scritto da Mogol, è dedicato, infatti, a Lucio Battisti e sulla base di questo si è formulata un’ipotesi secondo lui il fantasma di Lucio Battisti lo avrebbe scritto. L’album uscì quattro mesi dopo la morte di Battisti, quindi la dedica cadeva proprio vicina alla scomparsa dell’artista.

L’arcobaleno: il simbolo di un’amicizia

L’arcobaleno è il terzo brano presente nell’album del 1999 Io non so parlar d’amore. Si tratta sicuramente della canzone più commovente di questo lavoro musicale, quasi tutto a cura di Mogol e Gianni Bella. Il testo è una sorta di “raccomandazione” verso un amico da parte di un uomo che è scomparso da poco. La tristezza del tema si evince subito dalla musica, ma anche dal testo, che viene eseguito da Celentano soprattutto sul finale con grande commozione. Inoltre, è stato dichiarato da Celentano di aver registrato la canzone a casa sua di notte fonda. Il titolo simboleggia proprio l’unione tra i due amici anche dopo la morte: l’arcobaleno viene da sempre vissuto come “un ponte” tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Lucio Battisti dedicatario del brano

Si capisce immediatamente che il brano è dedicato a Battisti, da diversi fattori: innanzitutto si parla di una partenza improvvisa, chiaro riferimento alla prematura scomparsa di Battisti.

“Io son partito poi così d’improvviso
Che non ho avuto il tempo di salutare
L’istante è breve ancora più breve
Se c’è una luce che trafigge il tuo cuore”.

“Mi manchi tanto amico, caro davvero e tante cose son rimaste da dire” afferma la voce di questo uomo prematuramente scomparso, e Battisti era amico sia di Mogol sia di Celentano. Infine, molte parti della canzone fanno pensare ad una ritrovata pace tra due amici e sappiamo bene che Mogol e Battisti ebbero diversi contrasti.

Il fantasma di Lucio Battisti ha composto un testo?

A contribuire al successo della canzone vi è un caso molto particolare di una leggenda metropolitana. Infatti, si diffusero voci secondo cui fosse stata composta da Lucio Battisti stesso, il cui spirito aveva dettato il testo ad una medium. Effettivamente la canzone presenta uno stile che sarebbe potuto appartenere al grande autore, per non dire che si fa riferimento il “silenzio”, una caratteristica propria di Battisti, uomo molto timido, introverso e silenzioso, notoriamente di poche parole, come si evince dalle sue poche apparizioni televisive.

“Son diventato sai il tramonto di sera
E parlo come le foglie di aprile
E vibro dentro ad ogni voce sincera
E con gli uccelli vivo il canto sottile
E il mio discorso più bello e più denso
Esprime con il silenzio il suo senso”.

Solo anni dopo la medium, Paola Guidelli, ammise naturalmente di essersi inventata tutto. Tuttavia, Mogol non ha mai smentito questa ipotesi: spesso e volentieri ha fatto riferimento a questo fatto senza negarne la veridicità e soprattutto dichiara di aver sentito spesso la presenza di Battisti dopo la sua scomparsa. Una leggenda sicuramente interessante, ma in quanto tale improbabile. Una cosa è certa: tutti i fan continuano a sentire la viva presenza di Battisti ogni volta che ne ascoltano una canzone.

“Mi manchi tanto amico caro davvero
E tante cose son rimaste da dire
Ascolta sempre solo musica vera
E cerca sempre se puoi di capire”.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.