18 Maggio 2017 ci lasciava Chris Cornell, 5 canzoni per ricordare il cantante

Il 18 Maggio 2017 si spegneva un’altra brillante stella del firmamento musicale. Una voce potente e magnifica, capace di emozionare a volte oltre i limiti della comprensione. Meno di un’ora prima della morte, l’immortale voce dei Soundgarden era sul palco – al Fox Theatre di Detroit. Alla fine dello spettacolo, concluso con In My Time of Dying dei Led Zeppelin, Chris Cornell torna nella sua stanza di albergo e fa un’ultima telefonata alla moglie. Poco dopo la guardia del corpo sfonda la porta e trova il cantante ormai privo di sensi. «Il rock & roll per me è sempre stata la voce della gente comune, degli outsider, di quelli che non comandano» diceva Chris Cornell. E la sua musica è stata proprio questo. La voce di un’intera generazione che non si riconosceva più nei valori degli anni ’80 e cercava un modo, un suono, per gridare al mondo la propria frustrazione. I Soundgarden aprono le porte alla temperie grunge degli anni ’90 – con l’EP Screaming Life del 1987 – che si arricchirà delle sonorità dei Nirvana, degli Alice in Chains e dei Pearl Jam. Nell’anniversario della sua scomparsa vogliamo ricordare Chris Cornell con 5 delle sua canzoni più belle e iconiche. La lista non vuole essere una best of, ma solo un modo per commemorare una delle voci più indimenticabili della musica.

Black Hole Sun, Soundgarden

Non possiamo non inserire nella lista Black Hole Sun, grande estratto dell’album Superunknown del 1994. Il pezzo è saltato recentemente agli onori di cronaca per una petizione, lanciata dai fan di Cornell, per nominare un buco nero proprio alla memoria del cantante. Il frontman disse di aver composto la canzone in soli 15 minuti, dopo un’intera giornata passata a vedere film horror. Tanto famoso il pezzo quanto famoso il video in cui, attraverso un caleidoscopico tour in una cittadina americana, si incontrano personaggi surreali. Figure deformi in un mondo grottesco e apocalittico, inghiottito alla fine da un enorme buco nero.

Hunger Strike, Temple of the Dog

Dopo la morte dell’amico Andy Wood – dei Mother Love Bone – Chris Cornell mette insieme un gruppo in cui confluiranno membri dei Soundgarden e futuri componenti dei Pearl Jam. Eddie Vedder troverà la sua voce proprio in pezzi come Hunger Strike, per venir successivamente chiamato a Seattle a fare un provino. I Temple of the Dog rimangono insieme giusto il tempo di un album ma danno alle stampe un lavoro così ben riuscito e coerente da bastare per farli entrare nei best of del grunge anni ’90. Hunger Strike ha la bellezza di unire due voci tanto uniche quanto diverse. La voce aspra e alta di Chris Cornell che taglia come una lama il calore basso e avvolgente del timbro di Eddie Vedder.

The Day I’ve Tried to Live, Soundgarden

The Day I’ve Tried to Live è il secondo singolo dell’album Superunknown dei Soundgarden, pubblicato nel 1994. Ci troviamo di fronte ad uno dei pezzi più personali e intimi di Chris Cornell, dove il frontman canta con sincerità la propria difficoltà ad aprirsi agli altri. “Parla del tentativo di uscire allo scoperto e smettere di essere un recluso […] parla del tentativo di essere normale e andare in giro e stare in mezzo alle persone”. Dopo la sua tragica scomparsa nel 2017, molti hanno interpretato il brano come un grido di aiuto. Ma si tratta forse più di un’accettazione dei propri limiti, una dichiarazione sincera e di totale apertura, nella speranza di fuggire dalla propria apatia per confrontarsi con il mondo reale.

Like a Stone, Audioslave

Sebbene il successo di Chris Cornell con gli Audioslave non raggiunse le stesse vette di quello con i Soundgarden, questo pezzo è uno dei più belli della loro discografia. Estratto dall’album Audioslave venne pubblicato nel 2003. Riguardo il significato del brano il bassista Tim Commerford dichiarò che parlava della storia di un uomo anziano, ormai rimasto solo al mondo, in contemplazione e in attesa della morte, per riunirsi con i suoi amici e la sua famiglia. “E’ un brano sull’esistenza che vorresti avere dopo la morte […] – dirà invece Chris Cornell, autore delle parole – uno lavora duro tutta la vita per essere giusto, generoso e buono e poi vai comunque all’inferno”.

Call Me a Dog, Temple of the Dog

Forse non è uno dei più famosi di Chris Cornell, ma non credo sia possibile non venir smossi da questo brano. L’album in onore di Andy Wood contiene alcuni dei pezzi più intimi ed emozionali di Chris Cornell, forse proprio per l’intenzione dietro il disco. Call Me a Dog è una ballata struggente, un blues commovente in cui la voce di Chris Cornell alterna un calore inaspettato a picchi aspri. Il suo classico timbro alto e pungente si innalza nel ritornello, mostrando che tonalità possa raggiungere a voce piena. Alla fine del pezzo la voce del cantante dei Soundgarden si rompe ed esplode, intonando il titolo del brano su poche, inaspettate note di un pianoforte.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.