gtag('config', 'UA-102787715-1');

Come sarà Bohemian Rhapsody 2?

Si è molto vociferato nei mesi scorsi, sostanzialmente dall’uscita nel 2018 di Bohemian Rhapsody, di un seguito cinematografico. Come saprete [SPOILER PER CHI NON L’HA VISTO), il film arriva fino al LiveAid del 1985 con la straordinaria esibizione di Freddie Mercury per poi terminare. Sembra che però, oltre ai fan, non siamo molti quelli d’accordo per un successivo e secondo capitolo. Tra questi, uno degli amici più cari di Freddie Mercury che ha espresso la propria idea con estrema chiarezza.

Chi è Peter Freestone

Peter Freestone è stato uno dei vari consulenti del biopic su Freddie Mercury Bohemian Rhapsody, insieme agli altri componenti dei Queen Roger Taylor e Brian May (John Deacon pare abbia parzialmente collaborato a distanza). Freestone fu un grande confidente del Nostro amato cantante e dal 1979 svolgeva il ruolo di guardia del corpo, rimanendo vicino a Mercury fino alla sua morte nel 1991. Prima, Freestone lavorava come costumista per il Royal Ballet e fu in questa occasione che conobbe il cantante dei Queen.

L’idea di Freestone

Egli è dell’idea che nessuno dei fan dovrebbe vedere il suo amico (e frontman della band) morire sullo schermo. Sarebbe infatti una scelta puramente di marketing per smuovere la lacrima nel pubblico e ritiene che il regista dovrebbe mettere almeno 20 o 30 minuti per spiegare per bene la morte di Freddie. Secondo Freestone, ciò non serve a nulla e non è necessario in quanto modificherebbe troppo la reputazione e l’immagine della voce di We Will Rock You.

“Romanzamento” del film

Il discorso di Freestone fa riferimento ad un’altra questione che ha fatto storcere il naso ai fan, ossia al carattere romanzato della realtà del film. Gli esempi sono molteplici, a partire dal velatissimo accenno ai festini di Mercury o alla modificazione di quando Freddie rivelò al gruppo di avere l’AIDS, insieme a molti altri.

Già nel 2011 sarebbero dovute iniziare le riprese con Sacha Baron Cohen (l’attore di Borat) ad interpretare il frontman dei Queen. Fu lui a rinunciare a causa di pesanti divergenze creative in quanto Cohen voleva indagare a fondo la vita personale (anche sessuale con i vari festini, la droga e l’omosessualità di Freddie Mercury), inserendo parti forti e vietate ai minori. Il team di produzione però non era a favore di ciò, voleva un film più normale e politically correct in quanto i Queen volevano difendere l’eredità della band.

Difatti il film ha un carattere molto più tenue dell’idea di Baron Cohen e il film fu molto più vicino all’idea di Peter Freestone che altro.

Share

Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.