Da “Dream On” a “Heroes”: Le migliori cover metal dei classici del rock

Le cover possono essere un trampolino di lancio per un artista emergente. Il materiale di artisti già affermati serve a dare l’ispirazione a chiunque voglia intraprendere una carriera nel mondo della musica. A volte invece, musicisti con un certo background scelgono di rielaborare a modo loro una canzone appartenente a un altro cantante o a un’altra band, per divertimento o per mettersi alla prova. Un’arma a doppio taglio che può portare sia al successo, sia, come spesso accade, nel dimenticatoio. Oggi però parleremo solo degli esperimenti decisamente ben riusciti: ecco le migliori cover metal dei classici del rock!

Migliori cover metal: Anthrax, “Carry on Wayward Son” (Kansas)

Cover della celebre canzone dei Kansas eseguita dalla trash metal band statunitense Anthrax. Non si può dire che la loro versione non renda giustizia all’originale, e per arrivare a questo risultato, il batterista del gruppo Charlie Benante affermò: “Sono dovuto andare a cercare nel mio hard disk cerebrale come suonare nuovamente il brano. Volevamo renderlo fiero“.

Band speed/trash metal, gli Anthrax nacquero a New York nel 1981. Sono noti come i pezzi da novanta del loro genere, e durante la loro carriera sono arrivati ad essere considerati tra i big four del trash metal insieme ai Metallica, gli Slayer e i Megadeth.

Migliori cover metal: Blessthefall, “Dream On” (Aerosmith)

Nella compilation Punk Goes Classic Rock numero nove, datata 27 aprile 2010, tra i vari artisti figurava il nome di una band metalcore di Phoenix; i Blessthefall. Al gruppo di certo non mancavano gli attributi, dato che nella raccolta creata dalla Fearless  Records decisero di pubblicare una cover niente meno che della famosissima Dream On degli Aerosmith. L’esperimento riuscì, e ne derivò una versione metalcore moderna, dove tutti gli elementi si sincronizzano alla perfezione, uniti da un’atmosfera unica.

Migliori cover metal: Black Sabbath, “Evil Woman” (Crow)

Cover eseguita da una delle band più leggendarie di sempre, Evil Woman è stata rielaborata dai Black Sabbath nel loro album d’esordio dall’omonimo nome del 1970. La versione originale, dei Crow, uscì solo un anno prima, nel 1969. Nonostante quest’ultima ebbe un gran successo in tutto il Nordamerica, la Evil Woman dei Black Sabbath non raffigurò mai nelle classifiche statunitensi, ma la loro Wicked World sì.

Migliori cover metal: Children of Bodom, “Somebody Put Something in My Drink (Ramones)

Alcune cover sono esperimenti ben riusciti, altre invece si salvano veramente in corner. Poi ci sono i signori Children of Bodom che riuscirono a prendere una canzone dei Ramones (non esattamente i primi scappati di casa) e a renderla quasi più bella dell’originale. Se in Somebody Put Something in My Drink, Joey Ramone sembra avere una brutta raucedine, nella versione della band melodic death metal finlandese, Alexi Laiho canta con quel tono metalleggiante che, unito all’energia degli strumenti, crea un mix vincente e assolutamente scorrevole.

Migliori cover metal: Disturbed, “The Sound of Silence” (Simon and Garfunkel)

Pezzo pericolosissimo da toccare, ma che i Disturbed resuscitarono per poi renderlo immortale. Una versione quasi straziante dell’originale del duo Simon and Garfunkel del 1965, che venne ispirata dal lungo periodo di silenzio della band. Il frontman dei Disturbed David Drainman prese quel gelo e lo trasformò nell’eccellente cover di The Sound of Silence. L’interpretazione del brano non venne accolta positivamente solo dai fan, ma anche dagli stessi Paul Simon e Art Garfunkel.

Migliori cover metal: Ghost, “Here Comes the Sun” (The Beatles)

I Ghost riconcepirono e allo stesso tempo rinvigorirono l’occult/shock-rock col loro album del 2010 Opus Eponymous. La loro cover di Here Comes The Sun dei Beatles fu il più grande shock in assoluto per tutti i metallari del mondo. Stranamente però, l’originale e la versione dei Ghost si unirono alla perfezione, rendendo un tutt’uno il sound pacifico e melodico dei Beatles con l’organo e il soft metal della band svedese.

Migliori cover metal: Guns N’ Roses, “Knocking on Heaven’s Door” (Bob Dylan)

La cover per antonomasia. Originariamente registrata per il film del 1990 Giorni di Tuono, con protagonista un giovane Tom Cruise, la versione dei Guns N’ Roses di Knocking on Heaven’s Door non ha niente da invidiare all’originale di Bob Dylan. La cover venne inclusa nell’album del 1991 Use Your Illusion II, e scalò le classifiche mondiali fino a piazzarsi al secondo posto in quella del Regno Unito.

Migliori cover metal: Helloween, “White Room” (Cream)

Insieme a quello di Smoke on the Water, il riff di White Room dei Cream è uno dei più popolari di sempre. Nel 1999, la power metal band tedesca Helloween decise di fare un tuffo nel passato e pubblicare un album di cover: Metal Jukebox, così da dimostrare al mondo intero di riuscire a suonare il blues rock, ma sempre secondo le loro regole. Con la loro versione di White Room dei Cream, la missione si può dire compiuta con successo.

Migliori cover metal: Machine Head, “Message in a Bottle” (Police)

Una rivisitazione improbabile del successo dei Police del 1979, ma che non si può dire deludente. La cover eseguita 20 anni più tardi dai Machine Head, sembra essere una risposta a quell’sos lanciato al mondo da Sting e compagni. Risposta piena di innovazione e dedicata a tutti gli appassionati dei classici del rock, ma che hanno anche del sangue metallaro a scorrergli nelle vene.

Migliori cover metal: Motörhead, “Heroes” (David Bowie)

Una cover di Heroes sprizza blasfemia da tutti i pori. Ma i Motörhead, consapevoli del rischio di linciaggio da parte dei fan di David Bowie, scelsero comunque di azzardare una loro versione di Heroes. Il risultato? Un brano rockeggiante, ma rispettoso dell’originale, e che molto vagamente può ricordare il sound dei Guns N’ Roses. La cover è datata 2008, ma oggi potrebbe essere considerata un meraviglioso omaggio al compianto Duca Bianco. Scomparsi a poco più di due settimane di distanza l’uno dall’altro, chissà che Bowie e Lemmy Kilmister non la stiano suonando da qualche parte insieme? 

 

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Rebecca Buzzetti, classe 1996. Diplomata come creatrice d'abbigliamento da donna, studentessa di giornalismo. Da sempre appassionata di musica, in particolare rock, arte, sport (soprattutto hockey), letteratura, disegno e scrittura. Persona estremamente ironica, aspirante giornalista e scrittrice. (rebecca.buzzetti@gmail.com; Instagram: @rebiush)