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David Bowie: i misteri di dell’album “Blackstar” svelati da un fan

David Bowie è stato uno delle rock star più famose della storia, capace di sperimentare in ogni direzione nel corso dei suoi più di cinquant’anni di carriera. La sua immagine ed i personaggi da lui portati sul palco influenzano ancora la musica moderna, come abbiamo potuto vedere con Achille Lauro durante l’ultimo Sanremo. Dalla sua mente sono nate canzoni che ancora oggi tutti amano: “Space Oddity”, “Life on Mars”, “Heroes”, “Let’s Dance” e per ultima, in ordine cronologico, “Lazarus”.

David Bowie: “Lazarus” e “Blackstar”

“Lazarus” è il singolo estratto dall’ultimo disco di Bowie “Blackstar”. La canzone, abbinata al video musicale in cui l’artista appare subiro sdraiato su di un letto e con gli occhi bendati, appare profetica riguardo il destino del cantante, sorte di cui la rock star era sicuramente a conoscenza. Risulta così come una sorta di ultimo addio, che colpisce ancor di più pensando che Bowie chiese espressamente di diffondere la notizia della morte qualche giorno dopo l’uscita del disco. Ma ci sono ben più retroscena legati a questo album, sia per quanto riguarda il nome, sia per quanto riguarda la copertina.

La copertina di “Blackstar”

La cover dell’album è diventata immediatamente iconica. Sviluppata dal designer Jonathan Barnbrook, il packaging  è completamente nera, salvo che per il titolo reso in grigio con dei simboli sul fondo della copertina. La cosa che sorprende è che un fan, tempo dopo la pubblicazione, scoprì che il disco prendeva una tinta blu fluo, se illuminata con luce ultravioletta che, guarda a caso, si traduce Blacklight in inglese. Altri invece, guardando il riflesso creato dalla proiezione della luce sul vinile, hanno visto o una croce o un uccello. Questo è rilevante se si pensa che nella sopracitata “Lazarus” viene nominato un bluebird.

Il nome di “Blackstar”

“Blackstar”, come risulta facile capire per chiunque abbia una minima infarinatura della lingua inglese, si traduce in italiano con “Stella nera”. Sicuramente questo nome è stato scelto per l’ossimoro che si viene a creare e per il senso di oppressione che la grafica arreca nell’osservatore; ma c’è di più. Come tutti sappiamo David Bowie, in quanto ragazzino che ha vissuto la sua adolescenza a partire dalla fine degli anni ’50, aveva tra i suoi miti Little Richard ed Elvis Presley. Proprio quest’ ultima figura è determinante.

Nel 1960 Elvis pubblicò un singolo intitolato “Flaming Star”. Nel brano questa “Stella fiammeggiante”, rappresenta l’ultima cosa che un uomo vede prima di passare a miglior vita. Una caratteristica del brano è che negli anni ’90 ne venne pubblicata la versione alternativa, che poi era quella originale, che si intitolava proprio “Black Star”! Il titolo ed il testo all’epoca vennero fatti modificare dai produttori ode evitare problemi legati al razzismo. Pare abbastanza certo che David Bowie abbia preso spunto dal significato della canzone di Elvis per il titolo dell’album che è stata l’ultima cosa che Bowie abbia visto, sicuramente da un punto di vista artistico.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com