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Fabrizio De André, la sua prima esposizione politica con “Storia di un impiegato”

De André è stato un paroliere di straordinarie capacità. Ha saputo prendere spunto da ogni forma d’arte, rendendola tale a sua volta. Ci ha regalato emozioni, sorrisi, polemiche e ogni suo testa riserva qualcosa di importante, qualcosa di particolare. Riconosciuto per le sue idee politiche, per la sua voglia di libertà, per la sua forte spinta all’espressione ha avuto qualche difficoltà ad esprimere per la prima volta i suoi pensieri politici. Storia di un impiegato di De André è stato un lavoro un po’ complicato, che non è addirittura riuscito a soddisfare il grande Faber. Nasconde però un evento importante: la prima esposizione politica di De André.

Il filo narrativo

Non è strano trovare dei collegamenti intrinsechi fra le opere di De André e così si comporta anche quest’album. Facilmente intuibile dal titolo, il disco si concentra sulla storia di un impiegato, il citato “trentenne disperato” del brano “Il bombarolo”. Quest’uomo vive in una condizione di individualismo, che non abbondonerà nemmeno quando si ribellerà al sistema e deciderà di optare per la violenza. In sostanza vi è all’interno una “maturazione” degli ideali dell’impiegato, che è però più volte vittima di un collasso interno, come fosse contraddittoria. Vengono ripresi i famosi moti del Sessantotto, quelli studenteschi, così come il potere e la lotta collettiva.

De André e la politica ne “Storia di un impiegato”

Il viaggio politico all’interno di questo album parte con la presa d’atto dei moti studenteschi, sebbene fatta in ritardo. Questo suscita in lui un forte risentimento che lo porta schierarsi contro i poliziotti, canonicamente simbolo di potere. Il problema è però l’atteggiamento che decide di prendere l’impiegato nei confronti dei moti: se i giovani abbracciavano la causa, lui la combatteva in solitudine, con la violenza. Finito anche in carcere per via della sua ribellione, capirà parte dei suoi sbagli. Credendo di ribellarsi e di combattere il potere si è invece ritrovato parte agente di ciò che stava combattendo. E’ questo il motivo per cui la sua lotta è fallita, ed è proprio fra le mura del carcere che capirà che nessun potere è effettivamente buono.

La critica e la rivalutazione

De André era insoddisfatto di questo album. Si è rimproverato più volte infatti la mancanza di chiarezza fra quelle righe. La critica da canto suo, non l’ha proprio apprezzato. In molti infatti si sono esposti e l’hanno commentato. Deregibus è arrivato a constatare che in verità il problema stava nelle differenti tendenze politiche fra Bentivoglio -con cui De André collabora insieme a Piovani- che era marxista e De André stesso, anarchico. Dopo la serie di critiche che sono state fatte, “Storia di un impiegato” di De André è ritornato in auge negli anni Novanta. Anche la seconda moglie Dori Ghezzi cercherà di dare qualche delucidazione. Pur avendo confermato che quello è stato il disco più sofferto del cantautore -e che per tanto l’ha fatto soffrire- non saprebbe neanche lei dire se veramente, come affermava Faber, si tratta di un disco superato.

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)