Fenomeno biopic: quando una splendida idea diventa inutile banalità

Il fenomeno dei biopic, film musicali dedicati alla vita e alla carriera di band o artisti, ha avuto un picco incredibile negli ultimi mesi, al punto da creare tutto il successo mediatico intorno a figure già storicamente celebri e amate. L’ultimo caso è stato quello di Rocketman, all’interno del quale Elton John è stato romanzato così come Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody. Come è stato possibile, alla luce di tutto ciò, banalizzare un’idea inizialmente positiva? Cerchiamo di spiegarvelo all’interno di quest’articolo.

La commercializzazione del rock negli ultimi anni

Diciamocelo chiaramente, il rock funziona e ha sempre funzionato come grande prodotto commerciale: non è assolutamente negativo, se consideriamo – accanto alla natura mediatica di ogni contenuto – la qualità, il talento e la pregevolezza di ogni disco o canzone. Non a caso, i migliori album della storia sono stati anche quelli più venduti: The Dark Side Of The Moon,  Led Zeppelin IV, Back In Black e innumerevoli altri ancora.

Quando, però, la ricerca ossessiva del fattore mediatico supera la necessità di realizzare un prodotto ben strutturato, ecco che prende piede quella commercializzazione negativa che banalizza ogni cosa. La commercializzazione del rock negli ultimi anni è passata attraverso semplici ma decisivi atti: il trattamento della cerimonia della Rock and Roll Hall of a Fame, considerato alla maniera di una vera e propria istituzione, la banalizzazione di alcuni brand rock che, per esigenze di mercato, hanno sempre più abbassato l’asticella della loro qualità e in ultimo il fenomeno dei biopic.

Bohemian Rhapsody e Rocketman sono praticamente la stessa cosa

Questa banalizzazione sopraccitata si assiste chiaramente all’interno di prodotti che dovrebbero fornire curiosità, aneddoti e chiavi di lettura complesse e diversificate circa i personaggi di cui trattano, ma che si limitano a semplice divinizzazione di quei personaggi stessi.

Bohemian Rhapsody e Rocketman sono praticamente la stessa cosa: Freddie Mercury ed Elton John sono presentati esattamente allo stesso modo; un personaggio che vive in difficoltà sociale e familiare, a causa della sua omosessualità non dichiarata, assume una condotta di vita spericolata e dedita al lusso, per poi pentirsene e (senza non pochi moralismi) ammettere il bisogno di una vita tranquilla in cui è accettato per quello che è. Parallelamente, anche la carriera musicale risente della stessa analogia: affermazione iniziale, crescita esponenziale, momento di rottura e crisi, exploit finale.

A questo punto vien da chiedersi: qual è il senso di realizzare prodotti tutti uguali fra di loro? Anche The Dirt, film sui Motley Crue tanto osannato e criticato, si struttura in modo molto simile. Insomma, si coglie perfettamente il bisogno ossessivo di guadagnare attraverso un copione già scritto e che rivolga la sua attenzione verso personaggi celebri e che, per questo motivo, non possono non generare guadagno. I biopic, se realizzati così, hanno sinceramente stancato.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.