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Francesco Guccini, 5 canzoni che lo hanno reso una leggenda vivente della musica italiana

Oggi Francesco Guccini compie ottant’anni. Si tratta di uno dei cantautori più importanti della storia della musica, che ha di recente abbandonato quel mondo per dedicarsi soprattutto alla scrittura. Guccini ha sempre avuto a cuore tematiche sociali, letterarie ed impegnate. I suoi testi rivelano delle competenze linguistiche estremamente alte, infatti, come è chiaro, non si tratta di un semplice cantante, ma soprattutto di uno scrittore, di un poeta, anche se non condivide questa definizione. “Bolognesi! Ricordatevi: Sting è molto bravo, però tenetevi il vostro Guccini. Uno che è riuscito a scrivere 13 strofe su una locomotiva, può scrivere davvero di tutto!” disse di lui Giorgio Gaber, una lezione che i bolognesi non hanno dimenticato e così nemmeno tutti gli italiani. Oggi, per celebrare il compleanno di un personaggio così importante, ricordiamo cinque tra le canzoni che lo hanno reso immortale.

La locomotiva

Non era possibile non inserirla tra le prime, in quanto non solo rappresenta il momento che determinò il successo di Francesco Guccini, ma anche un’opera estremamente originale. Come notò Gaber, è costituita da dodici strofe in cui si trattano svariati temi. L’ispirazione è quella di un fatto davvero avvenuto: l’anarchico Pietro Rigosi nel 1893 si era impadronito di una locomotiva (era macchinista) sganciata da un treno per sfrecciare a tutta velocità verso la Stazione di Bologna. Come è ovvio, non finì bene questa storia, anche se Rigosi non morì e a quanto pare, quando gli fu chiesto perché aveva compiuto tale gesto, rispose:”Meglio morire che essere legato!” Così questo fatto diventa simbolo della lotta di classe.

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite.

Il vecchio e il bambino

In generale, La locomotiva si pone all’interno di un contesto, quello dell’album Radici, in cui diventa fondamentale la ricerca delle proprie origini, le radici appunto. In questo disco sono contenuti alcuni tra i lavori considerati i migliori di Guccini e non poteva mancare una menzione a Il vecchio e il bambino. Il tema centrale è estremamente triste: dopo una guerra nucleare sono sopravvissuti solamente un vecchio ed un bambino. Il primo racconta al piccolo com’era il mondo prima dell’olocausto nucleare, in un tono fiabesco creando un’atmosfera onirica, che accompagna tutto l’album.

L’avvelenata

Nell’album Via Paolo Fabbri ’43, Guccini scrisse nelle note un riferimento al suo ruolo come autore, ma anche al critico Riccardo Bertoncelli:

“Sono un cantastorie (non nel senso «storico» del termine) e racconto, attraverso me, quello che faccio e che vedo, e non mi si deve dare di poeta o altro. Un po’ quello che dico nell’Avvelenata, ma in modo diverso, ironico (spero) e grottesco; e spero che l’amico che cito nella canzone non me ne voglia per aver lasciato il suo nome”. 

Per quanto sia famosissima e apprezzatissima, Guccini dopo diverso tempo non ne fu felice, ma la considerò inferiore alle altre, affermando che se tornasse indietro non la farebbe più e che risale ad un periodo in cui “il movimento” era molto più forte.

Vedi cara

Era giusto dare spazio anche anche ad una canzone a tema sentimentale. Vedi cara è apprezzatissima da pubblico e critica per la sua semplicità unita allo stile fortemente elegante del testo. La tematica principale è l’incomunicabilità tra due persone. La canzone sancisce l’importanza dell’empatia che quando viene a mancare genera forte crisi. In realtà, è un testo autobiografico in quanto in quel periodo, il 1970, Guccini stava vivendo un momento difficile con quella che sarebbe diventata sua moglie nel 1971: Roberta Baccillieri.

Vedi cara, certe crisi son soltanto
Segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire
Vedi cara certi giorni sono un anno
Certe frasi sono un niente che non serve più sentire
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi
Son denari che van spesi con dovuta proprietà
Vedi cara è difficile a spiegare
è difficile capire se non hai capito già.

Cirano

Questa canzone forse non è conosciuta quanto La locomotiva, ma era giusta inserirla in quanto rappresenta un momento di grande elaborazione compositiva da parte del cantautore. Lo stesso Francesco Guccini ormai predilige brani come questo o Odysseus, per la loro complessità. Cirano mostra la grande capacità del cantautore di prendere elementi del passato, soprattutto letterari ed attualizzarli parlando di problematiche del presente. Infatti, oltre ad aver scritto una bellissima canzone d’amore, qui usa il personaggio di Cyrano de Bergerac (protagonista della commedia di Edmond Rostand) come simbolo dell’anticonformismo.

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Laureata in lettere moderne e laureanda in Filologia moderna. Siciliana doc, scrittrice, ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.