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Francesco Guccini, La storia di Ophelia

Francesco Guccini è un cantautore che nelle sue canzoni ha sempre messo al primo posto i testi. Infatti, non si definisce tanto un cantante quanto uno scrittore, un “cantastorie” che ha raccontato con enorme talento storie che sono rimaste nella mente di tutti. Oltre a ispirarsi a fatti di cronaca, come fece nella sua canzone più famosa, “La locomotiva“, Francesco Guccini ha attinto anche alla sua sconfinata cultura letteraria. Ha dedicato brani a personaggi della letteratura come Ulisse, Cyrano de Bergerac, Don Chischiotte, ecc. Una canzone di Francesco Guccini è dedicata poi ad Ophelia, protagonista femminile di una tragedia shakesperiana. Nonostante l’argomento macabro, il testo risulta di una dolcezza incredibile.

Ofelia e Amleto

Innanzitutto, bisogna dire che la canzone di Francesco Guccini s’intitola Ophelia e non Ofelia. Scelta interessante quella di mantenere il nome nel suo originale inglese. Ofelia è un personaggio della tradizione letteraria inglese fondamentale: la donna, innamorata di Amleto, viene rifiutata da lui ed impazzisce. Come è nello stile di William Shakespeare, il personaggio avrà un epilogo tragico: morirà suicida. Ofelia rappresenta la follia vera, in contrapposizione a quella fittizia di Amleto. Come sappiamo, il principe di Danimarca si fingerà folle per vendicarsi dello zio. La canzone di Guccini è tratta dall’album Due anni dopo, che contiene la più famosa Vedi cara. Ci sono altri riferimenti letterari in questo album: L’ubriaco si ispira a Charles Bukowski, L’albero ed io ad Edgar Lee Masters, ecc.

Il significato di Ophelia di Francesco Guccini

In realtà, Ophelia non si ispira solamente alla tragedia di William Shakespeare, ma anche ad una poesia di Arthur Rimbaud. In particolare, la poesia descrive il momento della morte della donna. Ofelia annega a causa della sua follia, ma la narrazione non è affatto macabra. Il talento eccezionale del cantautore si può notare proprio in questo: le sue parole sono soavi, la descrizione è di una femminilità incredibile e quindi perfino la morte è resa poetica, magnifica ed intensa. Vi sono tanti riferimenti alla veste che indossa, alla seta, ai tessuti. Sembra quasi di vedere questa donna nel momento in cui sta perdendo tutta se stessa, ma forse è finalmente libera.

Quando la sera colora di stanco dorato tramonto le torri di guardia
La piccola Ophelia vestita di bianco va incontro alla notte dolcissima e scalza
Nelle sue mani ghirlande di fiori e nei suoi capelli riflessi di sogni
Nei suoi pensieri mille colori di vita e di morte, di veglia e di sonno.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.