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Francesco Guccini, La storia e il significato di “Stagioni”

Francesco Guccini ha scritto alcuni tra i più grandi capolavori della storia della musica italiana. Parafrasando quanto disse Giorgio Gaber, il suo grande talento si è visto nella capacità di scrivere ben 13 strofe su una locomotiva e possiamo essere tutti d’accordo con Gaber quando consigliò ai bolognesi di tenerselo stretto. Considerato uno dei principali simboli della scuola dei cantautori italiani, i testi di Guccini si trovano nel confine ormai sottile che separa cantautorato e poesia. Le sue canzoni sono oggetto di studio per diverse ricerche, lui stesso è oltre a cantante scrittore, avendo anche pubblicato diversi libri. A prescindere da come si voglia etichettare questo cantautore, che le etichette in effetti le ha sempre rifiutate, è un fatto che alcuni suoi brani siano intramontabili classici della nostra musica. Oggi parleremo del primo album che fece uscire nel nuovo millennio: Stagioni.

Le stagioni di Francesco Guccini

Come ha dichiarato spesso lo stesso Francesco Guccini, a tutti i suoi album è sempre appartenuta una vena malinconica che però non è mai stata (né mai sarà) fine a se stessa. Nella poetica di Guccini è sempre stato rilevato un leitmotiv esistenzialista che ha posto al centro delle sue narrazioni la condizione dell’uomo in relazione alla vita, alla società, alla storia ed alle sue esperienze. Metafora di queste esperienze diventano in questo album le stagioni, che da sempre sono usate per definire i cambiamenti della nostra vita, dei nostri stati d’animo, del corso della storia. Così per Francesco Guccini Stagioni è un album in cui bisogna fare i conti con il passato ed affrontare una nostalgia che non sembra però una resa, ma una consapevolezza. Se vogliamo citare Milan Kundera, autore caro allo stesso Guccini, diremo che il segreto di questa nostalgia sta nell’etimologia: dal greco nòstos cioè ritorno. Poi Álgos che significa sofferenza. Allora questa sofferenza per un ritorno che non può avvenire, si disgrega in un rimpianto ed una riflessione intensi e profondi.

L’Autunno, ma non l’Estate

Quanto tempo è passato da quel giorno d’autunno“, così inizia la title-track che mostra proprio questo corso della stagioni, del tempo che passa, in un brano che è dedicato a Che Guevara. Inizialmente il cantautore non avrebbe nemmeno voluto terminarlo poiché la sua ispirazione era terminata dopo la prima strofa. Tuttavia, ad un suo concerto lo dedicò al pubblico (ispirato da dei ragazzi che indossavano proprio la maglietta del Che) e così decise di concluderlo. Venne fuori un testo che a partire dalla morte di Che Guevara tratta di quelle illusioni, così belle e così potenti, ma che ormai appartengono al passato. Un passato da accettare, ma da non dimenticare. Non è un caso che sia l’Autunno la stagione scelta dall’autore per questa canzone. Manca, come sappiamo, l’Estate, che non riuscì a scrivere in quanto inadatta all’atmosfera malinconica che in Stagioni Francesco Guccini vuole creare.

Il messaggio di Stagioni tra biografia e riferimenti letterari

Degni di menzione sono anche i riferimenti letterari nell’album. Ve ne sono già nella canzone d’apertura: Addio. È soprattutto un brano autobiografico, che molti hanno visto come il seguito di L’avvelenata, ma che cita seppur implicitamente autori come Dante o Cervantes. Quest’ultimo è al centro invece della canzone di Don Chisciotte, che mostra attraverso questo personaggio letterario la figura di un sognatore contrapposto ad un materialista. Alla fine di tutto la lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento non ci appare folle o inutile, ma mostra un messaggio di speranza che l’album vuole dare. Infatti, Guccini ha spiegato che nella tristezza e nella nostalgia dei suoi album non bisogna mai vedere una rinuncia o una resa, ma una speranza. Così vediamo anche in E un giorno…, canzone che Francesco Guccini dedicò alla figlia e che sostanzialmente con dolcezza descrive la crescita di questa bambina che prima o poi capirà anche meglio il padre, che come tutti ha comunque sempre tentato. Senza arrendersi mai, malgrado tutto ed ha ancora voglia di tentare, come mostra in Ho ancora la forza.

La paura e il coraggio di vivere
Come un peso che ognuno ha portato
La paura e il coraggio di dire: “Io ho sempre tentato”
Io ho sempre tentato.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.