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Giorgio Gaber, Il significato del Dialogo tra un impegnato e un non so

Giorgio Gaber è stato un cantautore diverso da tutti gli altri. Come ben sappiamo, la sua più grande forma d’arte non è stata la canzone semplicemente, ma Il Teatro Canzone. Così, ogni disco inciso dall’autore che appartiene a questo genere ci risulta quasi come una coerente commedia. Si alternano brani in prosa e canzoni vere e proprie, tematiche tra le più disparate. La satira politica trova notevole spazio, ma non mancano canzoni d’amore, critica sociale di altro genere e grandi citazioni letterarie. Uno degli album più importanti del Teatro Canzone è Dialogo tra un impegnato e un non so. Ma perché dialogo, se a recitare è Gaber solo? E perché questi due personaggi?

Il dialogo di Giorgio Gaber

Il dialogo è un modello artistico e letterario usatissimo anche nei più grandi classici. Pensiamo alle Operette morali di Giacomo Leopardi, i Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, ma anche ai grandi dialoghi filosofici di Platone che hanno dato inizio ad una tradizione che ha reso il genere dialogo uno dei più prolifici. Nell’ambito teatrale, naturalmente si dialoga in continuazione. Quelli di Giorgio Gaber sarebbero in teoria monologhi, in quanto è sempre lui da solo a parlare. In realtà, Gaber interpreta due personaggi differenti, spesso eccezionalmente simili. Un esempio banale è il dialogo “Io mi chiamo G”, dove si vedono “due Gaber” che confrontano le loro differenti condizioni sociali:

Io mi chiamo G
Io mi chiamo G

No non hai capito sono io che mi chiamo G
No sei tu che non hai capito mi chiamo G anch’io

Ah. Il mio papà è molto importante
Il mio papà no

Il mio papà è forte sano e intelligente
Il mio papà è debole malaticcio e un po’ scemo

La mia mamma è molto bella assomiglia a Brigitte Bardot
La mia mamma è brutta bruttissima la mia mamma assomiglia, la mia mamma non assomiglia.

Dialogo tra un impegnato e un non so

Nel 1972 esce un esempio di dialogo a tutto tondo. Lo spettacolo teatrale Dialogo tra un impegnato e un non so diventa disco. In questo album, allora, la contrapposizione che leggiamo nel titolo assume il significato di una indecisione. Da un lato una persona impegnata politicamente e dall’altro un passivo indeciso, anche se ascoltando bene lo spettacolo capiremo che non è così bianco o nero. Sandro Luporini, co-autore di Gaber, ha spiegato come si fatto il dialogo fosse un espediente per dire qualcosa, per trasmettere qualcosa al pubblico. Nella prosa il dialogo è sì tra i personaggi, che sono interpretati sempre dallo stesso Gaber, ma è anche con il pubblico. Il Signor G, alter ego di Gaber nei suoi spettacoli, del resto vuole rappresentare non solo la G di Giorgio, ma anche la G di Gente.

Le canzoni più famose

Oltre ai brani in prosa, che sono comunque molto conosciuti, l’album contiene alcune canzoni considerate veri capolavori del repertorio di Giorgio Gaber. Il Dialogo I che apre il disco introduce anche Un’idea, uno dei brani più amati del cantautore. Poi anche La libertà, vero cavallo di battaglia di Gaber, Lo shampoo, L’amico, ecc. Li ritroviamo tutti anche in altri album naturalmente, ma qui sono nella loro versione più “teatrale”. Il cantautore ci invita quindi a dialogare con le problematiche sociali del nostro tempo e con quelle che attanagliano la nostra fragile psiche.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.