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Gli ultimi anni di solitudine di Freddie Mercury

A sentir parlare di Freddie Mercury come solo si potrebbe addirittura storcere il naso, pensando che il leader dei Queen amava farsi circondare da tantissime persone e cercava di essere, sia sul palco che fuori dallo stesso, un vero e proprio leader sotto questo aspetto. Eppure, se si evidenziano le parole di Peter Freenstone – suo assistente personale – si giunge ad una soluzione ben diversa rispetto a quella che si potrebbe immaginare: Freddie Mercury ha combattuto la sua malattia cercando di non coinvolgere nessuno, tra fan, stampa, amici e parenti, e facendo sì che il suo carattere evolvesse verso frontiere mai viste prima. Seguendo le dichiarazioni di Peter Freenstone, vi raccontiamo gli ultimi anni di solitudine di Freddie Mercury. 

Peter Freenstone parla del carattere di Freddie Mercury

Che Peter Freenstone sia stato fondamentale nella vita e nella carriera di Freddie Mercury, non c’è assolutamente dubbio: l’assistente personale del cantante è stato vicino allo stesso fino agli ultimi attimi della sua vita, e alcune delle ultime parole del cantante britannico sono state dette proprio a lui, che ha raccontato molto della personalità del leader dei Queen.

E, a proposito del carattere e del modo di essere di Freddie Mercury, ha dichiarato: “Freddie ha lasciato che la sua persona sul palco cambiasse mentre cambiava la sua personalità fuori dal palco. Quando ha iniziato, devi solo guardare e puoi vedere questo aspetto androgino che era popolare nei primi anni ’70 e ascolti la sua voce – è stata usata in quel tipo di stile. Vedi, Freddie era sempre geloso dei cantanti allora, dato che tutti avevano una voce più alta di lui, e quindi ha dovuto creare la musica per adattarla alla gamma che aveva e far sembrare che stesse facendo tutto ciò che Robert Plant stava facendo. Alla fine degli anni ’70, ha seguito l’aspetto del clone – sai, con i capelli corti e i baffi.

I lavori da solista di Freddie Mercury

Un grande cambiamento, anche dal punto di vista caratteriale e della sua solitudine, lo si nota all’interno dei suoi lavori da solista, lontano dai meccanismi della band in cui cercava di emergere sempre con la sua personalità. Nel dettaglio, ciò è quanto è stato detto da Peter Freenstone: “Con Mr Bad Guy, il suo primo album da solista, è stato diverso.  Doveva scrivere la musica, le parole, tutto, ed era il suo primo tentativo e gli mancavano davvero i suoi partner – sai, le persone con cui ha sempre creato la musica. E puoi vederlo, puoi ascoltarlo in alcune delle musiche di Mr Bad Guy.

Quanto alla canzone preferita dell’assistente personale di Freddie Mercury: “Il mio pezzo solista preferito di Freddie è la canzone How Can I Go On? È inquietante: è come Freddie si è sentito sostanzialmente dopo ogni canzone che ha fatto perché ha messo tutto quello che aveva nella sua musica e dopo aver creato ogni canzone, avrebbe pensato “bene, da dove verrà il prossimo?” 

E ancora: “Quella canzone per me dice tutto. In studio mentre stavano registrando, uno aveva [il cantante lirico] Montserrat Caballé in fiumi di lacrime, perché sai che nel brano li fai cantare entrambi, e poi Montserrat canta un pezzo e Freddie ripete le parole, parla solo . Canterà qualcosa e poi lo dice, canta, lo dice. Era nella sala di controllo e lo ascoltava, e c’erano solo lacrime. Ha detto ‘perché devi farmi urlare qui? Hai solo bisogno della sua voce lì dentro e fa tutto. Quindi, per me quella canzone, è lui.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.