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In Utero: la storia dell’ultimo album dei Nirvana

La storia dei Nirvana è purtroppo molto breve. Una carriera fulgida e intensa, spentasi troppo presto, come una meteora. Il gruppo di Seattle – capitanato da Kurt Cobain – ed emerso nelle temperie Grunge degli anni ’90 fa in tempo a pubblicare tre album. Tre lavori in studio prima della tragica scomparsa del cantante nel 1994. Il 1989 è l’anno di Bleach – primo diamante grezzo della formazione. Due anni dopo arriva il successo globale con l’album capolavoro Nevermind. Ed infine nel 1993 – a meno di un anno di distanza dalla fine dei Nirvana – viene pubblicato in Utero. Oggi vogliamo proprio parlare della storia di quest’ultimo album di Cobain e compagni.

Bleach e Nevermind

Nel 1989 Kurt Cobain e Krist Novoselic – ancora in attesa di incontrare Dave Grohl – pubblicano Bleach per l’etichetta indipendente di Seattle, Sub Pop Records. Questo primo album in studio è un lavoro per certi versi ancora grezzo, ma ricco – a livello embrionale – di tutte quelle innovazioni che i Nirvana raffineranno nel disco successivo. Bleach mostra al pubblico qualcosa che non è ancora pronto a sentire. Sonorità, distorsioni, una vocalità ruvida e graffiante a cui devono fare l’orecchio. Il Grunge subisce uno scossone roboante e definitivo solo con l’album di due anni dopo – Nevermind.

Dopo l’incontro con Dave Grohl – entrato nei Nirvana nel 1990 – Cobain e Novoselic sono pronti a dare alle stampe l’album della consacrazione. Nevermind è il loro biglietto d’ingresso nel mondo dei mostri sacri della musica, sul palco privilegiato delle grandi band e dei grandi artisti. Il germe della rivoluzione Grunge – piantato sommessamente e inconsciamente con Bleach – esplode letteralmente con Nevermind. Le sonorità e la voce di Cobain prendono il volo, diffondendosi in ogni angolo del pianeta.

La pubblicazione di In Utero

Quando Nevermind viene pubblicato – nel 1991 – inevitabilmente il mondo della musica cambia. L’arrivo dei Nirvana sul palcoscenico della musica internazionale può considerarsi al pari della rivoluzione messa in atto dai Beatles, negli anni ’60. La domanda sorge spontanea: come poter eguagliare, se non superare, un gigante del genere? Il 21 Settembre del 1993 la risposta arriva e si chiama In Utero. I Nirvana vogliono distaccarsi dai loro lavori precedenti, tornando in un certo senso alle radici della propria musica ma estendendo il sound. In Utero assomiglia in tal senso più a Bleach, anche se mostra una crescita artistica e musicale da parte della band.

I testi di Kurt Cobain sono sempre spaventosamente diretti nella loro semplicità – capaci di toccare milioni di persone – ma anche profondi e introspettivi. Il cantante – assieme a Krist Novoselic e Dave Grohl – sembra fare a pezzi Bleach e Nevermind, accostare i pezzi di un puzzle e ricomporre il tutto in un ibrido finale. Scompaiono un pò degli effetti puliti e raffinati di Nevermind, le chitarre tornano più sporche e semplici. I Nirvana fanno più rumore, Cobain strilla un pò più forte, anche se i brani sono maturi e forti. Sebbene probabilmente l’intento della band fosse quello di dare vita ad un lavoro più sporco, duro e meno mainstream, In Utero guadagna larghissimi consensi sia tra pubblico che critica. Il terzo album è – a tutti gli effetti – il testamento spirituale dei Nirvana e di Kurt Cobain. 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.