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Jimi Hendrix, la storia della chitarra più famosa del mondo

Senza Jimi Hendrix il rock non sarebbe come noi tutti lo conosciamo. Infatti, è stato proprio lui a rivoluzionare questo genere, in particolar modo ha cambiato il modo di suonare la chitarra elettrica. Come sappiamo, è sicuramente questo lo strumento principale della musica rock: chiunque di noi se pensa al rock, pensa ad un assolo di chitarra. Non è per niente scontato il suo contributo, per quanto ormai citato. Dobbiamo essere tutti grati al padre che gli regalò da bambino proprio una chitarra, quando aveva appena dodici anni. La prima chitarra di Jimi Hendrix si chiamerà Al e la imparò a suonare pur essendo mancino, semplicemente girandola.

Il successo ostacolato dalla discriminazione

L’infanzia di Jimi Hendrix non fu facile. La morte della madre sarà un immenso dolore, da cui però la musica diventa subito fuga. Si guadagna da vivere suonando, inizialmente, dopo essere stato espulso da scuola. Vive in un contesto sociale molto complesso, in quanto in quell’epoca vi è una grande discriminazione per i neri. Tuttavia il talento di Hendrix non ha colore e riesce a farsi notare suonando in diverse band. Con il tempo matura gusti musicali colti e raffinati, il suo più grande mito sarà Bob Dylan. Così inizia a sviluppare un modo di fare musica che farà la storia. Raggiunge il suo apice con la band The Jimi Hendrix Experience. Anche se è affiancato da grandi professionisti quali il bassista Noel Redding e il batterista Mitch Mitchell, non si sente mai totalmente rappresentato da questo gruppo. Forse perché sempre a causa delle discriminazioni razziali, i produttori si approfittano di lui. In generale l’esperienza con la band però permette a noi di rilevare il grande perfezionismo di Hendrix: non gli va mai bene niente, costringe i suoi colleghi a provare e riprovare finché non trova ciò che cerca. Questo contribuisce ad incrinare i rapporti.

La chitarra che ha rivoluzionato il rock

La meravigliosa Fender Stratocaster, una delle tante che usò ma sicuramente quella principalmente associata a lui, è entrata nella storia del rock come simbolo di qualcosa che ha cambiato tutto. Il suo modo di suonare era qualcosa di mai visto prima, a partire dal fatto che continuasse a usare chitarre per destrimani pur essendo mancino. Ciò ha contribuito a creare quel sound unico che noi tutti apprezziamo, lo costringeva infatti a movimenti di dita non ortodossi. Nella Fender ed in qualsiasi altra chitarra inseriva spesso corde grosse, usava distorsioni e tecniche particolari. Alcuni effetti erano stati appena inventati e voleva usarli subito. Ricercava un suono forse mai usato prima, il suono che gli potesse regalare quell’emozione e quella perfezione che così profondamente desiderava, forse per questo sperimentava sempre diverse strumentazioni. L’innovazione non riguardava solamente il suono, ma anche lo spettacolo. La chitarra per Hendrix non era un semplice strumento, ma qualcosa di più. Si trattava di un rito, un culto, la musica da quello strumento diventa una sorta di rituale magico in cui si viene trasportati in mondi sconosciuti. Tutti ricordiamo l’iconica immagine di Jimi Hendrix che brucia la sua chitarra, come in un rito sacrificale. Lui stesso disse:“La volta in cui ho bruciato la mia chitarra fu come un sacrificio. Si sacrificano le cose che si amano. Io amo la mia chitarra.”

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.