Jimi Hendrix: 5 curiosità che non sapevi sul miglior chitarrista di tutti i tempi

Quando parliamo di Jimi Hendrix non possiamo far altro che analizzare e, allo stesso tempo, lodare una carriera meravigliosa che ha costruito uno dei più importanti personaggi e musicisti che la storia del rock, e in generale della musica, conservi.

Quella di Jimi Hendrix è una storia che parte da una cultura povera, estremamente popolare, e si estende fino a toccare ogni tipo di personalità, classe sociale, animo e sensibilità.

Ricordiamo sempre quanto non sia stato importante solo ed esclusivamente con la sua chitarra, che suonava anche con i denti, ma soprattutto per il significativo contributo sociale della sua arte. In quest’articolo abbiamo raccolto le cinque curiosità (tra le più importanti) che onorano la sua figura… più una piccola sorpresa finale!

1) Iniziamo con la più ovvia delle curiosità che riguardano il chitarrista statunitense, ma meglio rappresentativa della figura e della carriera di Jimi Hendrix. Siamo in occasione del Monterey Pop Festival, nel 1967, una delle tre grandi manifestazioni musicali, e al termine della sua esibizione il chitarrista decide di dar fuoco alla sua chitarra, una Fender Stratocaster dipinta dal chitarrista stesso con motivi psichedelici. L’atto rimarrà sicuramente nella storia, e servirà, paradossalmente, a dar celebrità alle stesse Fender, che già negli anni sessanta avevano acquisito molta fama grazie all’attività di quello che, per la rivista Rolling Stone, è il miglior chitarrista della storia. La tradizione di distruggere la propria chitarra, a dire il vero, non fu avviata da Hendrix, ma dai The Who. Forse, per non essere da meno, lo statunitense compì il celebre gesto. I resti della chitarra furono poi raccolti da un roadie e dati a Frank Zappa, che si occupò di restaurarla e la utilizzò per registrare in studio.[nextpage title=”pagina 2″]

2) Hendrix iniziò a suonare fin dalla giovane età. Il suo primo strumento, con cui approcciò alla musica, fu una chitarra per destri. Ma lui era, come tutti sappiamo, mancino. Fu fondamentale per la propria carriera, in quanto gli bastò capovolgerla per suonare al meglio. Si racconta, anche se la tradizione non è confermata, che Jimi costruì da sè il primo cordofono assemblando un elastico con una scatola di sigari.

Non era, tuttavia, anche in questo caso un fatto nuovo, che riguardava solo ed esclusivamente la figura di Hendrix: si trattava di un modo di procedere tipico dei poveri bleusmen, che pur di non rinunciare a suonare, fabbricavano da sè i propri strumenti.

3) A proposito di chitarra, sappiamo quanto il chitarrista statunitense amasse lo spattacolo fornito sul palco, che andava anche ben oltre la qualità con il suo stumento. Due sono le esibizioni che, però, è giusto segnalare come antitetiche a quanto dette, ovvero esibizioni in cui, per un motivo o per un altro, il talento di Hendrix sembrò essere messo in secondo piano o, addirittura, denigrato. La peggiore esibizione della storia del chitarrista statunitense fu in Germania, a Fehrman, nel 1970. Hendrix fu fischiato e contestato. Anche la celebre performance di di Woodstock non fu tra le migliori, tecnicamente parlando: tanti infatti furono i problemi; innanzitutto la stanchezza, dato che la data di esibizione era stata posticipata di un giorno. In secondo luogo, ci furono molti problemi con la sua band e alcuni anche di natura tecnica. Ma sappiamo benissimo, malgrado tutto, quanto iconica sia diventata quest’esibizione.

4) A Seattle, nel 1961, fu arrestato per essere stato segnalato, dalla polizia, alla guida di due auto rubate. Presentatosi al processo, il chitarrista statunitense aveva due opportunità: o la reclusione, così come la pena prevedeva, per furto, o l’arruolamento. Hendrix scelse quest’ultima: si arruolò, infatti, come paracadutista nei parà alla 101st Airborne Division di Fort Campbell. E’ in questo frangente che conobbe Billy Cox, che suonerà poi con lui e rappresenterà un grande contribuito dal punto di vista musicale. Lasciò l’attività dopo un anno, per un infortunio all’anca.[nextpage title=”pagina 3″]

5) La data della morte di Jimi Hendrix ha sempre raggruppato la maggior parte dei consensi, che concordano nel pensare che lo statunitense sia morto all’età di 27 anni, nel 1970. Ciò ha contribuito, nel corso degli anni, ad alimentare quella famosa credenza del cosiddetto Club dei 27, un gruppo, cioè, in cui venivano a ritrovarsi grandissime personalità della musica (ma non solo) tutte tragicamente scomparse all’età di 27 anni.

Non tutti, però, concordano sulla sua data di morte: secondo molti giornali dell’epoca sarebbe morto tre anni prima, all’età di 24 anni. Altri, addirittura, spostano la data di nascita dal 1942 al 1945, in modo da ritornare sempre allo stesso punto: 24 anni la sua data di morte. Insomma, alla fin fine si tratta di mere supposizioni, ovviamente non confermate e non basate su fonti certe, se non ritagli di giornali che potrebbero essere del tutto falso.

Un bonus per gli appassionati di Jimi Hendrix: conoscete gli Electric Lady Studios? Si tratta dei più antichi studi di registrazione che siano presenti nella Grande Mela (New York). Furono fondati proprio da Jimi Hendrix, nel 1970, insofferente al “music business” conseguenza del successo del suo album Electric Ladyland, del 1968. Si trattò, dunque, inizialmente di una sorta di evasione dello statunitense, che poi, nel tempo si è tramutata in luogo importante e celebre per esser stato sede delle registrazioni, tra gli altri, di David Bowie, Rolling Stones, John Lennon, Stevie Wonder, Patti Smith, Kiss, Led Zeppelin, AC/DC, Santana, Guns N’ Roses, U2, Depeche Mode e molti altri ancora.

di Bruno Santini (Nefele)

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.