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La storia della rockstar fallita che ha sconvolto il mondo

Il mondo del rock è fatto di pagine incredibilmente belle che, inevitabilmente, si accompagnano ad altre che hanno una bellezza minore ma che, allo stesso modo, hanno contribuito a fare la storia, creare pagine importanti nella cronaca o generare, stigmatizzare, idolatrare personaggi di importante livello. Se si parla di rock e rockstar, si può parlare anche di rock fallito, di rockstar fallite: se questo fallimento si accompagna ad altro, come omicidi e atti di criminalità che hanno sconvolto il mondo, allora ecco che viene in mente il nome di Charles Manson, il killer che voleva essere rockstar ma che ha sconvolto il mondo per un altro motivo.

Dall’idolatria per i Beatles al cinema di Tarantino

Ricostruendo, o meglio destrutturando – per utilizzare un termine tanto caro nella storia del cinema -, la figura di Charles Manson, si potrebbe partire dalla fine, ovvero dal nono film di Quentin Tarantino che ha avuto il pregio di cambiare la storia, pur presentandola, a tratti, per quella che è stata. Once Upon a Time In… Hollywood non è soltanto la narrazione sterile della vita di Hollywood, così come si potrebbe leggere in maniera superficiale, ma la progressiva rappresentazione di un annientamento che deriva proprio dalla Manson Family, e dalla figura di Charles Manson.

Nel film, la figura del noto criminale è presente per pochissimi secondi, ma è determinate sia ai fini della celebre scena finale in stile pulp, sia in linea con il racconto che Quentin Tarantino voleva realizzare. Ed è partendo da questa immagine che si può ricostruire il personaggio del noto criminale statunitense, che ha avuto la fortuna di vivere in un momento storico in cui ciò che ha realizzato poteva avere, anche se indirettamente, una legittimità, un suo senso, fino allo sfociare in omicidi che hanno sconvolto e cambiato la storia.

Così, Manson, diceva di sè: “Nobody/ I’m Nobody/ I’am a tramp, a bum, a hobo/ I’m a boxcar and a jug of wine/ And a straight razor, if you get too close to me.”, creando un incredibile e oscuro ritratto di una persona che era contemporaneamente la reincarnazione di Gesù e Satana. Una persona che amava i Beatles, il loro spirito, li considerava Angeli dell’Apocalisse, salvatori della storia e della musica, soprattutto grazie al White Album che sentiva come il prodotto rock migliore di sempre.

Il sogno fallito di Charles Manson

La rete di conoscenze di Charles Manson riuscirà a portare il noto criminale a vagheggiare una carriera da rockstar, che sembrò quasi concretizzarsi ad un certo punto della sua storia. Lo statunitense, infatti, riuscì ad ottenere una collaborazione con Danny Wilson, batterista dei Beach Boys, che incise il suo pezzo Cease to Exist e gli permise la conoscenza di Terry Melcher. 

Ma tutto crollò, insieme all’ultimo grande sogno di Charles Manson che, a seguito del progressivo rifiuto del produttore, decise di dar vita ad un qualcosa di completamente diverso dal suo progetto originario. Il produttore abitava in un luogo che tutti conoscono, Cielo Drive 10050, Bel Air. Tuttavia, Charles Manson era ben conscio del fatto che nell’abitazione ci fosse un nuovo ospite, Roman Polanski, che condivideva la stessa con Sharon Tate, sua moglie. Il resto è una storia conosciuta, fatta di interrogativi – circa un omicidio che non aveva nessun legame con la sua carriera – e rimandi storici, citazioni, canzoni che hanno preso vita.

E’ il caso di Marylin Manson, che dal noto criminale prende il cognome (e a cui Charles ha inviato una lettera, che non ha mai ricevuto risposta), così come quello del brano che Charles Manson ha scritto e che trova spazio, a seguito di una decisione di Axl Rose ritenuta assurda, in The Spaghetti Incident?.

 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.