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La storia di Ten: il capolavoro dei Pearl Jam

Gli anni ’90 rappresentano un momento decisivo nel mondo della musica. Dopo anni in cui il rock aveva languito in una stasi dalla quale sembrava non riuscire a riprendersi, nuovi generi prendono forma dalle sue ceneri. Negli anni ’80 assistiamo alla nascita del punk, che dalle coste degli States si sposta oltreoceano nel Regno Unito. I Ramones e i Clash vengono accolti a braccia aperte dagli inglesi Sex Pistols. Il metal – già molto popolare negli anni ’70 – continua ad avere successo anche nei decenni successivi. Dalla mescolanza – o almeno dall’influenza di queste due correnti musicali – nasce il grunge, che condivide la stessa ostilità verso il rock, considerato ormai superficiale e vuoto. Dalla seconda metà degli anni ’80, in uno spazio geografico circoscritto – lo Stato di Washington e in particolare la città di Seattle – iniziano ad emergere una serie di band che, seppure diverse tra loro, hanno la predisposizione all’ibridazione. Questi gruppi mescolano influenze eterogenee provenienti dall’hard rock, dal punk e dall’heavy e si prestano, di volta in volta, i propri membri. Nello spazio di pochi anni Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains, Melvins e altri ancora raggiungono il successo. Tra questi, nel 1991, salta alle luci della ribalta il gruppo capitanato dal nuovo talento Eddie Vedder. L’album di debutto si chiama Ten e questa è la sua storia.

Prima dei Pearl Jam

Nel 1990 Chris Cornell – già frontman dei Soundgarden – mette insieme musicisti proveniente da background diversi per dare vita ad un nuovo gruppo. I Temple of the Dog vivranno giusto il tempo di un album e si scioglieranno nel 1992. Cornell vuole così rendere onore al suo amico e compagno di stanza Andrew Wood – cantante del Mother Love Bone – morto per overdose di eroina proprio nel 1990. Questa esperienza – tipica dell’ambiente grunge, ibrido ed eterogeneo – non ha solo il merito di dare alle stampe un album di valore e molto riuscito. Ma rivela al mondo della musica anche il grande talento di uno sconosciuto Eddie Vedder.

Mentre la formazione dei Pearl Jam andava delineandosi infatti – con Mike McCready, Stone Gossard e Jeff Ament in cerca di un cantante – Vedder ricevette un nastro con alcune loro canzoni, tramite il batterista dei Red Hot Chili Peppers. Non solo aggiunse la propria voce ma scrisse anche il testo per tre dei cinque brani presenti. Nel giro di una settimana la band era al completo. Quasi contemporaneamente Chris Cornell chiese la loro collaborazione per il progetto dei Temple of the Dog e Eddie Vedder ebbe modo di mostrare il proprio talento nel brano Hunger Strike e nei cori di Pushin’ Forward Back, Your Savior e Four Walled World.

Il debutto dei Pearl Jam

Il 10 Marzo del 1991 Jeff Ament e Eddie Vedder – ai microfoni della stazione radiofonica Seattle KISW – annunciarono il nome ufficiale del proprio gruppo: Pearl Jam. Nel corso dello stesso mese la formazione entrò nei London Bridge Studios di Seattle per registrare l’album di debutto. A questo periodo risale la partecipazione al film di Cameron CroweSingles, l’amore è un gioco – per il quale i Pearl Jam scrissero una parte della colonna sonora.

I brani che confluirono nel soundtrack della pellicola furono State of Love and Trust e Breath. Tra le prime esibizioni, la registrazione del video musicale di Alive e l’abbandono e la sostituzione di vari batteristi, il 27 Agosto del 1991 i Pearl Jam debuttarono con Ten. Il capolavoro della band rimane tutt’ora una delle pietre miliari del periodo d’oro della musica targata Seattle.

Il successo dei brani

Nonostante le critiche ricevute, Ten permise ai Pearl Jam di entrare nell’olimpo dei grandi gruppi grunge dell’epoca, accanto ai Nirvana, i Soundgarden e gli Alice in Chains. Rimane uno degli album più venduti nella storia della band di Seattle. La tracklist – composta da 11 brani più tracce bonus presenti in alcune edizioni – tratta temi oscuri e cupi, tipici della temperie grunge e alternative. Immagini legate alla depressione e al suicidio si intrecciano a tematiche sociali – Even Flow e Why Go – e a storie di cronaca nera, come in Jeremy.

Alive invece è semi-autobiografica e parla di un figlio che scopre che suo padre è in realtà il suo patrigno. Eddie Vedder aveva vissuto un trauma simile, quando la madre gli aveva confidato che il suo vero padre era morto. Black – uno dei pezzi più belli ed emozionanti dei Pearl Jam – parla invece dei primi amori. Vedder ne parlò con una tale intimità che inizialmente non voleva che il brano venisse inserito nella tracklist di Ten.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.