Nirvana_Nevermind

La storia di uno degli scatti rock più famosi del mondo

Vale sempre il detto “non si può giudicare un libro dalla copertina”. Eppure certe copertine rendono un libro ancora più famoso. Se parliamo di musica poi, l’estetica dei dischi ha lasciato alla storia alcune degli scatti, dei disegni e delle grafiche più famose di sempre. I Fab Four che camminano per Abbey Road, nel celebre album omonimo. L’iconico e inconfondibile prisma di The Dark Side of the Moon, firmato Pink Floyd. Il camaleontismo di David Bowie sulla copertina di Aladdin Sane, in uno dei suoi personaggi più famosi. In questa ipotetica lista non può non essere inserito Nevermind, l’album consacrazione dei Nirvana e una delle pietre miliari della musica anni ’90. Ripercorriamo la storia di uno degli scatti rock più famosi del mondo, attraverso le parole del fotografo dietro l’obiettivo: Kirk Weddle.

Nevermind, l’idea di Kurt Cobain per la copertina

Leggenda narra che l’ispirazione per la copertina del famoso Nevermind dei Nirvana sia venuta proprio a Kurt Cobain, dopo aver visto un documentario sui parti in acqua. L’immagine ritrae un bambino che insegue una banconota e per fare lo scatto venne chiamato Kirk Weddle che all’epoca faceva pubblicità di se stesso come fotografo subacqueo. “Ma quando mi chiesero di fare lo scatto per la copertina [di Nevermind ] non avevo idea di cosa avrei potuto fare. Ritrarre un bambino era una cosa nuova per me. Non volevo certo farlo affogare!” ha raccontato Weddle, parlando del famoso shooting.

La fortuna del fotografo come anche dei Nirvana fu che all’epoca la band era ancora poco conosciuta e quindi l’idea – che sarebbe potuta suonare controversa – non ebbe molta risonanza. “Fui fortunato che un mio amico aveva un figlio, Spencer, e si è fidato di me. […] Lo shooting è stato veramente una cosa piccola – nessun direttore creativo, nessun manager o produttore esecutivo a guardare da sopra le nostre spalle”. Il racconto di Kirk continua con i dettagli di come effettivamente si sia svolta la sessione per avere lo scatto perfetto. Il compenso per una delle copertine rock più famose di sempre, all’epoca, fu di mille dollari.

“All’inizio provammo su una bambola. Poi prendemmo il bambino  […] e lo mettemmo in acqua […] bang, bang, bang, bang – ho scattato cinque foto. Sua madre lo ha tirato fuori, stava bene, così lo abbiamo fatto di nuovo. […] ha iniziato a piangere e allora “OK, abbiamo finito!”. Alla fine avevamo 25 scatti. Ci è voluta un’ora per preparare tutto e cinque minuti per farlo“. Nonostante l’idea e le intenzioni per la copertina di Nevermind fossero esattamente quelle, Kirk ebbe dei dubbi una volta finita la sessione di shooting. Le sue perplessità e preoccupazioni riguardavano l’intimità del bambino, esposta al centro dello scatto. “Non sapevo se l’etichetta sarebbe stata d’accordo. Così sono andato ad una piscina comunale ed ho scattato una dozzina di foto ad altri bambini in acqua”.

La decisione della Geffen Records e la copertina di Nevermind

Nonostante i dubbi del fotografo, alla fine l’etichetta discografica dell’album dei Nirvana accetta il primo scatto. La foto è perfetta. Un altro professionista di New York viene incaricato di scattare la foto al dollaro e alla fine lo shot è perfetto. “Pensavo sempre, cavolo quando quel bambino avrà 16 anni mi odierà – continua a raccontare Weddle, sfogando le proprie preoccupazioni dell’epoca – invece non mi odia, ma è combattuto all’idea che tutti ci abbiano fatto dei soldi e lui no”. Il fotografo è ancora in contatto con Spencer e dice chiaramente che, secondo lui, si sarebbe meritato un compenso.

“Noto sempre cose nuove nello scatto. Recentemente, ho realizzato che si vede l’immagine di una mano sul petto di Spencer. Se uno lo guarda da vicino – è l’impronta di suo padre”. Dopo quella foto Kirk Weddle venne osannato dagli artisti e dall’ambiente musicale in genere. Tutti volevano fare foto sott’acqua. Gli stessi Nirvana si fecero ritrarre in quel modo, ma l’uomo ammette che le cose potevano essere fatte in modo migliore. “Era una giornata grigia – cosa rara in California, e c’erano problemi con la piscina così che l’acqua era fredda. La band non sapeva nulla […] e poi all’etichetta non sono piaciuti gli scatti […] Dicevano “non ci piacciono i capelli di Kurt Cobain” […] Ma quelle immagini sono molto famose ora”.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.