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Le 5 canzoni Hard Rock più sottovalutate di sempre

Hard Rock è, da sempre, un genere di punta nel mondo della musica contemporanea. Mentre generi come il Pop e l’R&B si distinguono, sin dai primi anni, per i singoli scardina-classifiche, le sfaccettature più Heavy della musica si incentrano sull’esperienza d’ascolto di interi album. Il Rock, in tutte le sue sfumature, si propone come un genere immersivo come pochi, nel quale, gli artisti, accompagnano gli ascoltatori nel corso di un viaggio musicale dalle fattezze catartiche. Nonostante la storia dell’Hard Rock pulluli di classici intramontabili, alcune canzoni sono particolarmente sottovalutate finendo, ingiustamente, nel dimenticatoio e non vedendosi riconosciute i giusti meriti.

I motivi per cui queste canzoni non vengono riconosciute per il loro valore reale, sono dei più disparati. Spesso, quando si parla di caratteri di sottovalutazione, non esistono parametri veri e propri da poter esaminare, specie nel mondo della musica. Possiamo, piuttosto, parlare di una serie di fattori, molti di questi di matrice casuale, che hanno fatto passare in sordina questi brani all’uscita e che, magari, si sono perpetrati nel tempo.

Parliamo di canzoni che avrebbero, potenzialmente, potuto cambiare il volto dell’Hard Rock, affermandosi come vere e proprie pietre miliari di un genere praticamente immortale. Queste tracce sarebbero potute essere omaggiate per il loro profondo apporto sulla comunità artistica contemporanea, ma, sfortunatamente, non sono state proposte sul palcoscenico giusto. In questa classifica, abbiamo raccolto alcune tra le canzoni Hard Rock più sottovalutate di sempre.

5) The Stooges – We Will Fall

Gli Stooges si affermarono in pochissimo tempo come dei pionieri assoluti dell’Hard Rock come lo conosciamo oggi. Le loro canzoni rappresentavano la quintessenza dell’aggressività che portò il genere in vetta come fenomeno di massa profondamente radicato. Il disco di debutto della band presentava alcune pietre miliari del genere, tra cui I Wanna Be Your Dog. Il brano immediatamente successivo alla traccia, We Will Fall è una canzone oscura e madida d’emotività. Il tono apatico di Iggy Pop turba a pieno l’ascoltatore, scaraventandolo in un turbine di emozioni contrastanti. A dispetto delle straordinarie premesse, però, We Will Fall non ha mai riscosso il successo meritato.

4) Guns N’Roses – Garden Of Eden

Dopo aver conquistato il mondo dell’ Hair Metal con il capolavoro Appetite For Destruction, i Guns N’Roses decisero di puntare in alto attraverso un’esplosione incendiaria di puro Hard Rock. Con il doppio album Use Your Illusion, i Guns N’Roses mirarono ancora una volta alla vetta, elevando le loro figure all’eternità. Garden Of Eden, inclusa nel disco, rappresenta una fusione meticolosamente architettata tra Hardcore Punk ed Hair Metal. Il risultato finale fu un’esplosione dell’iconico sound che rese la band di Axl Rose un’istituzione nel panorama musicale dei loro anni. Garden Of Eden, però, è una delle canzoni più sottovalutate nella storia dell’Hard Rock.

3) Black Sabbath – Children Of The Grave

I Black Sabbath hanno avvolto in una fitta coltre di mistero e oscurità il Mondo intero attraverso il loro straordinario slancio artistico. Al tramonto degli anni ’60, infatti, la band di Tony Iommi distrusse i parametri idealizzanti che avevano dominato la scena artistica di tutto il decennio attraverso sonorità innovative e madide di ferocia. Alla metà degli anni ’70, i Black Sabbath avevano già inventato l’Heavy Metal e rappresentavano un’istituzione indiscutibile nel mondo del Rock. In quel periodo, rilasciarono Children Of The Grave; una traccia sinistra e oscura come poche che suonava come l’Inferno sceso in Terra e che, purtroppo, però, non ebbe gli stessi riconoscimenti attribuiti a tracce come Paranoid o Iron Man.

2) Muse – Thoughts Of A Dying Atheist

Sin dai loro esordi, i Muse sono saliti sul tetto del mondo attraverso sonorità innovative e tecnicismi ai limiti dell’avanguardia. La loro intera discografia sembra provenire da un’altra dimensione. Si tratta di un’opera particolarmente prestigiosa che, ormai da anni, ha proiettato l’Hard Rock verso sentieri spaziali. Il terzo album della band, Absolution, comprende alcuni dei brani più evocativi nell’intera discografia dei Muse. La smania sperimentalista del gruppo, però, li portò ad affrontare tematiche profondamente solenni ed introspettive in Thoughts Of A Dying Atheist, basandosi su una strumentale che risente profondamente del sound tipico di artisti come David Bowie.

1) System Of A Down – Innervision

I System Of A Down sono una delle poche band a non aver mai rilasciato un cattivo album. Sebbene la loro discografia si componga di soli 5 lavori in studio, questi si pongono, sin dal rilascio, ad elevati livelli qualitativi, sia per quanto riguarda gli aspetti tecnici che quelli compositivi. Nonostante le premesse, però, i fan più esigenti del gruppo seppero trovare alcune falle nel terzo disco dei System, Steal This Album! Da molti considerato come un punto di svolta negativo per la band.

A discapito di quanto detto, però, i System Of A Down avrebbero potuto far ricredere i detrattori del disco attraverso Innervision. Una traccia che presenta il medesimo potenziale di tracce eterne del gruppo come Toxicity e che, però, non ha mai ricevuto i plausi che meritava. Innervision è un brano incendiario che si basa sui cambi dinamici e visionari di Daron Malakian alla chitarra e sulla pura ferocia interpretativa di Serj Tankian. La traccia è un’esplosione di pura adrenalina, nonostante non abbia riscosso un’adeguata dose di successo.

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)