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Le canzoni più poetiche di Lucio Battisti

Quando parliamo di Lucio Battisti non è facile pensare di raggruppare in categorie assolute le sue canzoni. Infatti, a partire dal sodalizio con Mogol ma anche dopo, Battisti ha saputo arricchire il suo repertorio con elementi unici. Vi sono testi che si possono considerare veramente poesia. Per quanto sia difficile, abbiamo selezionato quattro tra le canzoni più poetiche di Lucio Battisti.

I giardini di Marzo

Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati
Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti
Io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
Il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti.

Forse uno degli incipit più famosi della storia della musica italiana. I giardini di Marzo è una canzone che Mogol scrisse pensando alla sua infanzia nel Dopo Guerra. Questo unito alla voce e alla musica di Battisti hanno reso questo brano immortale e non può che considerarsi poesia.

Pensieri e parole

L’originalità di questa canzone è indiscutibile. Infatti, è costituita da una contrapposizione tra pensieri e parole, i pensieri e le parole dei due dialoganti, probabilmente due persone di una relazione. Così ancora una volta nel testo vi sono riferimenti alla vita di Mogol e ancora una volta la canzone esprime intense sensazioni come poche sono riuscite a fare nella storia musicale italiana.

Emozioni

Quel “guidare come un pazzo a fari spenti nella notte” è un altro dei passi famosissimi dalla discografia di Battisti e non solo. Come suggerisce il titolo, questo brano non è che un esporre sensazioni a qualcuno, che però sembra non capire. Una grande introspezione lo caratterizza, tanto da essere considerato uno dei più tristi della produzione Battisti-Mogol, se pensiamo alla musica così lenta ed al resto così solenne.

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
Ritrovarsi a volare
E sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare
Un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Dove il sole va a dormire
Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore
Come la neve non fa rumore.

Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi

Il primo brano d’amore di questa lista nasconde una profonda delicatezza. Dove vai quando poi resti sola? Così, un incipit immediato quanto semplice per mostrare la fragilità di un uomo che, inerme di fronte ai propri sentimenti, si espone. Un amore incondizionato, ma anche una grande nostalgia e tanti rimpianti che si disgregano con un climax nel famoso ritornello.

Come può uno scoglio
Arginare il mare
Anche se non voglio
Torno già a volare
Le distese azzurre
E le verdi terre
Le discese ardite
E le risalite
Su nel cielo aperto
E poi giù il deserto
E poi ancora in alto
Con un grande salto.

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.