Led Zeppelin: 44 anni fa l’uscita di Physical Graffiti

Il 24 febbraio del 1975 usciva Physical Graffiti, un album cardine nella storia dei Led Zeppelin. Pubblicato all’apice del successo, Physical Graffiti è forse l’ultimo grande capolavoro della rock band britannica. L’album segna un po’ la summa della carriera artistica di questa band storica: non per nulla è spesso assimilato a quello che fu il White Album per i Beatles. Un disco doppio, impegnativo e anche primo lancio della nuova etichetta creata dal gruppo stesso, la Swan Song.

L’uscita di Physical Graffiti: il periodo

A partire dall’esordio del 1969 con l’album omonimo Led Zeppelin, la band inglese si è raramente concessa un momento di pausa. Per circa quattro anni di fila, i Led Zeppelin pubblicarono senza interruzione una serie di capolavori che li consacrarono definitivamente all’olimpo del rock. Dopo il trionfale tour di Houses Of The Holy (1973) il gruppo decise quindi di fermarsi per un po’, allontanandosi dalle scene per circa un anno. Si parla anche di una possibile rottura, ma tutte le voci riguardo all’eventuale abbandono del bassista John Paul Jones vengono puntualmente smentite.

Gli inarrestabili Led Zeppelin tornarono ben presto in studio a inizio del 1974, con una serie di materiale precedentemente scartato da inserire nella loro sesta uscita discografica. Ci vollero però diversi mesi per concludere questa opera monumentale, dalla lunghezza sorprendente: sono ben 15 i brani che compongono l’album. Questo perché si tratta di un doppio disco, proprio come quei lavori con cui tante band a loro affini si erano già cimentate in quegli anni (The Who, Rolling StonesBeatles…).

L’uscita di Physical Graffiti: il disco

L’uscita di Physical Graffiti si colloca nel periodo di maturità artistica dei Led Zeppelin. La band qui si cimenta con generi diversi, esplorando varie sonorità. Possiamo anche affermare che in questo lavoro sono racchiuse tutte le vaste sfaccettature del loro sound. Abbiamo quindi disparate influenze musicali: le sonorità orientali di Kashmir, il blues più standard di In My Time Of Dying, il rock duro in puro stile zeppeliniano di Custard Pie.

Physical Graffiti è un lavoro pretenzioso, la cui ampiezza eccessiva è difficilmente criticabile perché l’ascolto non diventa mai pesante. Nonostante la presenza di tracce riempitive, i cosiddetti “fillers” , il disco raccoglie materiale indubbiamente interessante e capolavori assoluti.  Inizialmente stroncato dalla critica proprio per la sua lunghezza, in poche settimane dall’uscita Physical Graffiti conquista le vette delle classifiche mondiali ed è ancora oggi considerato uno dei migliori album di tutti i tempi.

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Alice Lonardi, classe 1995, laureata in Lingue e Letterature Straniere con specializzazione in Arts Management a Londra. Amante dell'arte in tutte le sue forme: dalla musica, al cinema alla letteratura. Assidua frequentatrice di concerti e in particolare appassionata di pop-punk, post-hardcore e metal. Bassista, pianista, a volte fotografa. Articolista e aspirante giornalista e critica musicale. (alicelonardi@yahoo.it)