25 February, 2021, 08:05

Michael Jackson, La storia di P.Y.T. (Pretty Young Thing)

Quando si parla di artisti del calibro di Michael Jackson è difficile fare delle critiche. Le sole che troviamo sono quelle circa la vita privata, anche quella sovente strumentalizzata, ma musicalmente parlando è davvero arduo trovare pubblico o critica che possa vivere negativamente il modus operandi del re del pop. Parliamo, del resto, dell’artista dei record. Thriller è l’album più venduto della storia della musica, Bad ha vantato cinque singoli tutti in alto nelle classifiche, Michael Jackson ha realizzato il video più costoso della storia della musica (Ghosts), ecc. Tutti traguardi meritati. Eppure, anche Thriller nasconde una canzone che non è molto apprezzata. Si chiama P.Y.T., una sigla che sta per Pretty Young Thing.

Pretty Young Thing: solo un “banale riempitivo”?

Cominciamo dall’inizio. Il 30 novembre 1982 viene pubblicato Thriller, un album rivoluzionario che cambiò per sempre la carriera di Michael Jackson e anche la storia della musica. I motivi sono noti a tutti. Citandone solamente alcuni, primo tra tutti il videoclip in stile hollywoodiano cinematografico. Thriller è un lungometraggio che risente dell’influenza del cinema horror, che ha cambiato per sempre la storia dei video musicali. L’album fu l’unico esempio di disco a piazzare tutti i singoli estratti nella top ten di Billboard. Ne vennero estratti ben sette su nove brani. Tra questi c’è P.Y.T. (Pretty Young Thing), eppure per molti sarebbe solamente un banale modo di riempire l’album, ad esempio Christopher Connelly di Rolling Stone la considerò una pecca nell’album.

Il significato della canzone

Sicuramente non si tratta di un pezzo dal grande respiro come altri, in confronto agli altri singoli è più debole, ma bisogna anche considerare tutti i grandi brani con cui doveva confrontarsi. Il duetto con Paul McCartney, The girl is mine, l’innovativa Thriller, Beat It con l’indimenticabile assolo di Eddie Van Halen, per citarne alcune. Il significato di P.Y.T. è anche forse fin troppo semplice. Si configura come una canzone d’amore, che mostra l’attrazione fisica verso una donna che si ama tantissimo. Naturalmente questa è una tipologia di testo che ritroveremo molto spesso nelle canzoni di Michael Jackson, che sicuramente l’ha declinata meglio in altri frangenti. Resta comunque un pezzo ballabile, movimentato ed è pur sempre del re del pop.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano", una raccolta di racconti dal titolo "Dipinti, brevi storie di fragilità" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (silviargento97@gmail.com)