Amy Winehouse: tour mondiale nel 2019 sotto forma di ologramma

Perché Back to Black di Amy Winehouse è l’album più influente del 21esimo secolo?

Nel 2003 – dopo l’album di debutto – Amy Winehouse non è tanto diversa da altri cantanti del panorama jazz e soul. E’ un’altra Norah Jones, si potrebbe dire, senza infamia e senza lode. E’ lei stessa a ricusare Frank – questo il titolo del primo disco – ammettendo di non averlo nemmeno in casa propria. La cosa più carina che possa dire del lavoro prodotto per l’etichetta 19 Management è “Non fa schifo”. Ma Amy Winehouse è molto più di Frank e lo dimostra prepotentemente – stupendo tutti – con il suo album più bello: Back to Black. Niente nel lavoro di debutto avrebbe potuto preparare il pubblico per quello che avrebbe ascoltato in Back to Black. Questo è il motivo per il quale quell’album – a distanza di soli tre anni dal primo, mediocre, lavoro –  sarebbe diventato uno dei più influenti del 21esimo secolo.

La nuova Amy Winehouse

Amy Winehouse pubblica il proprio disco di debutto – dal titolo Frank – nel 2003. Un lavoro sottotono, con testi scritti per lei da altre persone, che oscilla tra il jazz e il soul ma non sembra avere vita propria. Frank non decolla, non emoziona, non vibra di realtà come farà Back to Black. Nei tre anni che separano i due album qualcosa succede a Amy Winehouse. Si presenta al grande pubblico con il look che la trasformerà in un’icona. Magra – a tratti emaciata – piena di tatuaggi, vestita come una pin-up anni ’60. Un’acconciatura vertiginosa che svetta verso il cielo e una linea di eyeliner nero che non sembra avere fine.

Sicuramente quello che succede a Amy Winehouse tra Frank e Back to Black non è qualcosa di buono. I testi di quel secondo album parlano di riabilitazione, depressione, malinconia e solitudine. Eppure, la musica è così emozionante, intima e coinvolgente. La voce della Winehouse è capace di accarezzare dolcemente e un secondo dopo di ruggire, spezzandosi ruvida tra le note. Back to Black non è un ammasso caotico di testi che non le appartengono, ma un lavoro coerentemente drammatico. Da subito dopo il suo rilascio, l’album attira l’attenzione e l’apprezzamento di star internazionali. Prince realizzerà infatti – quasi subito – la cover di Love is a Losing Game on Stage.

Musica e parole di Back to Black

In Back to Black le capacità – sia compositive che canore – di Amy Winehouse raggiungono il massimo della loro espressione. La voce della cantante arriva, diretta e chiara, veicolando il significato delle parole. Si può sentire sulla propria pelle ciò di cui la Winehouse sta cantando, perché è questo che la sua voce riesce a fare. Dare vita alle parole e ai testi. In Back to Black il potenziale compositivo della cantante – lasciato nell’ombra con Frank – raggiunge dei picchi di perfezione drammatica e grottesco umorismo.

Amy Winehouse è una splendida cantautrice che – con il tempo, brano dopo brano – rivela le ombre di una relazione basata sulla co-dipendenza. Quello che, a prima vista, può sembrare il dolore provocato dalla fine di una storia o da un tradimento, si mostra infine per ciò che è. Amy Winehouse fa del nichilismo la propria cifra stilistica, la propria capacità di dimenticare e di affogare in una mancanza di speranze senza soluzione.

Il successo del 21esimo secolo

Indubbiamente – al di là delle tematiche dolorose – Back to Black mette in luce le doti eccezionali di Amy Winehouse. Al momento della sua pubblicazione fomentò l’entusiasmo del pubblico, vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Si potrebbe dire, senza troppo margine di errore, che ci troviamo di fronte ad uno dei lavori più influenti del 21esimo secolo. L’immediato successo di questo disco è stata un’onda di artisti ispirati dalla musica e dall’immagine di Amy Winehouse.

Back to Black mostra coraggiosamente la volontà di parlare della propria vita e dei proprio problemi senza filtri. Questa è stata la lezione che – non senza travisamenti – la musica pop odierna ha fatto propria. Una generazione di artisti che, partendo dalle autentiche radici di Amy Winehouse, hanno virato verso una musica commerciale e sempre meno reale. Di tutto questo resta la bellezza – inaspettata e imprevista – di un album come Back to Black. Un disco intriso di intimità, dolore, esistenza carnale e viscerale. Un lavoro che – anche a distanza di anni continuerà ad emozionare chiunque lo ascolti.  

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.