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Pink Floyd: i 5 migliori assoli di David Gilmour

L’ingresso di David Gilmour nei Pink Floyd è interpretabile quasi come una fatalità. Eppure, ciò che, all’epoca, apparve come una tragica beffa del fato, a causa dell’instabilità critica nella quale verteva Syd Barrett e che costrinse il resto del gruppo ad allontanarlo dai Pink Floyd, si rivelò un punto di svolta, non solo per la band; ma soprattutto per la scena musicale dell’epoca. L’impronta lasciata da David Gilmour nei Pink Floyd, l’ha consacrato come uno dei migliori chitarristi di tutti i tempi.

Espressivo e passionale, il suo stile fortemente melodico è oggetto di costante idolatria da parte dei musicisti più di rilievo sul panorama moderno. Bending incredibili che forniscono un’atmosfera magica ai brani in cui Gilmour presta il suo splendido sound, come solo lui sa fare. In questa classifica abbiamo raccolto alcuni degli assoli chiave nella carriera dei Pink Floyd.



Parliamo di vere e proprie opere d’arte che hanno rivestito i brani in cui sono contenuti di una nuova, prestigiosa luce. Ovviamente si tratta di una selezione alla quale potrebbero essere aggiunte decine di altre voci, ma crediamo che, quelle raccolte, riescano a riassumere alla perfezione l’estro e gli eclettismi con cui David Gilmour ha spinto i Pink Floyd verso una dimensione sonora completamente nuova.

5) Time – The Dark Side Of The Moon (1973)

Time è, senz’altro, uno dei brani più iconici nella carriera di David Gilmour. Il brano, composto dai quattro membri della band, presenta un assolo formidabile. Le voci di Gilmour e Richard Wright dominano le suadenti note della canzone. Il mitico assolo di Gilmour travolge, prorompente, le atmosfere del primo ponte, per poi estendersi verso strofa e ritornello, riprendendo stili diversi. Tecnicamente, i fraseggi contenuti in Time riprendono molto l’influenza di Jimi Hendrix. Il suono è molto potente grazie all’utilizzo di amplificatori Hiwatt collegati a cabinet WEM.



4) Echoes – Meddle (1971)

Echoes è stata la canzone capace di aprire un nuovo percorso ai Pink Floyd, allontanandoli definitivamente dall’ombra di Barrett. Il brano, che supera i 20 minuti, occupa tutto il secondo lato dell’LP Meddle. Parliamo della canzone con cui David Gilmour ha, finalmente, trovato il suo iconico sound. Un uso magnifico dello slide e degli assoli brillanti, danno prova dei virtuosismi di Gilmour alla chitarra. La sua voce e quella di Wright connubiarono perfettamente per la prima volta, proprio incidendo Echoes. In fase di registrazione, Gilmour ha usato l’iconica Black Strat per le ritmiche e, una chitarra fatta da Bill Lewis a 24 tasti per le soliste. Il suono dei gabbiani che ha fatto la storia del Rock fu provocato da un roadie che inserì per in modo sbagliato il pedale del Wah, ottenendo quell’effetto particolare.

3) Another Brick In The Wall Part 2 – The Wall (1979)

Si tratta, non solo della canzone più famosa dei Pink Floyd, ma ovviamente, di una pietra miliare nella storia della musica internazionale. Ciò che mette la ciliegina sulla torta, in un brano, già di per sé, perfetto, è il mitico assolo di David Gilmour, realizzato con una Gibson Les Paul Goldtop del 1955. Nonostante sia poco associato al chitarrista, questo strumento è stato utilizzato molte volte in studio e, appare anche in qualche Live. Le ritmiche del brano sono state realizzate con la Fender Stratocaster con seriale 0001, oggetto del desiderio dei collezionisti intorno al mondo.

2) Shine On You Crazy Diamond – Wish You Were Here (1975)

Uno dei brani dei Pink Floyd più evocativi della loro intera carriera. Bastarono 4 note a Gilmour per destare in Roger Waters il tragico ricordo dell’amico Barrett, le cui condizioni si erano irrimediabilmente aggravate nel corso degli anni. La band, che non vedeva Syd dal 1967, lo vide sopraggiungere in studio mentre incidevano il loro più alto tributo. Gli assoli di David Gilmour in Shine On You Crazy Diamond contestualizzano perfettamente l’ambiente nel quale il brano immerge l’ascoltatore. I fantasmi del passato imperversano con inquietudine mentre si ergono nell’aria raffinate figure spaziali. Shine On You Crazy Diamond rappresenta, senz’altro uno dei punti più alti raggiunti dai Pink Floyd.

1) Dogs – Animals (1977)

Si tratta dell’unico contributo compositivo presente in Animals da parte di un altro membro dei Pink Floyd diverso da Roger Waters. La voce di David Gilmour si alterna a quella di Waters mentre i repentini cambi del gruppo sono completamente dominati dalla chitarra e dal sintetizzatore. Per l’occasione, Gilmour non ha utilizzato la Black Strat, ma una Fender Telecaster del 1959. Gli assoli di David Gilmour presenti nell’album, ispirato da “La Fattoria degli animali” di George Orwell riprendono un eclettismo e una tecnica mai ascoltate prima. L’uso degli effetti è, come sempre, meticoloso, mentre i cambi di tempo la fanno da padrone, in particolare in Dogs.

 

 



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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)