Pink Floyd: Perché David Gilmour distrusse una chitarra sul palco?

Nel corso della loro longeva carriera, i Pink Floyd hanno collezionato diversi aneddoti a dir poco curiosi e dai risvolti particolarmente interessanti. Andy Jackson è stato il tecnico del suono della band per parecchi anni e, di recente, ha raccontato una di queste meravigliose storie nel corso di una puntata del podcast The Lost Art Of Conversation: A Pink Floyd Podcast. L’episodio, nella fattispecie, riguarda un disastroso concerto tenutosi in Texas che vide i Pink Floyd esibirsi sotto la pioggia incessante di una tempesta tropicale. “Alcuni racconti che vedono il gruppo come protagonista sono finiti in modo relativamente disastroso. Uno dei più memorabili, accadde in Texas dove una bufera improvvisa rovinò lo show”.

Jackson prosegue: “In teoria, il palco era coperto, ma non abbastanza affinché la strumentazione venisse protetta dalla pioggia. L’acqua si è infiltrata a mano a mano, distruggendo praticamente tutto. Alla fine, i Pink Floyd si trovarono a suonare in tre. Rimasero solo David Gilmour, Guy Pratt e Nick Mason. Verso la fine di Run Like Hell, David distrusse la sua chitarra. Accadde poco prima della conclusione dello show quindi fu qualcosa di straordinario”.  Ascoltare i Pink Floyd nel bel mezzo di una tempesta tropicale dev’essere stata un’esperienza altamente suggestiva e memorabile per gli spettatori presenti. La singolare conclusione regalata da David Gilmour che distrusse una delle sue amatissime chitarre ha reso l’esibizione ancor più straordinaria.

I Pink Floyd sfiorano la tragedia a Houston

Quel concerto in Texas fu assurdo sotto ogni fronte. Andy Jackson ricorda divertito un ulteriore particolare che, all’epoca avrebbe potuto culminare lo spettacolo in tragedia. “Il sassofonista fu l’unica persona che riuscì miracolosamente ad evitare di bagnarsi, posizionandosi in fondo al palco ben riparato. Quando lo spettacolo si concluse, il musicista si avvicinò alla custodia dello strumento per riporlo al sicuro. In quel momento, una parte del soffitto crollò a causa della forte tempesta e della pioggia incessante”.

Jackson prosegue: “Venne giù una colonna d’acqua che lo travolse in pieno, come fosse in un cartone animato. Oggi penso che Dio si sia fatto una grossa risata a sue spese, ma all’epoca ne uscimmo tutti terrorizzati”. Sembrerebbe evidente che quel concerto fosse destinato a rimanere impresso nella memoria dei Pink Floyd e che valesse la pena essere raccontato. Lo staff, come la band, ricorda divertito quello che, all’epoca, apparve come un episodio da dimenticare.

Quando distruggere le chitarre divenne un simbolo del Rock

In molti attribuiscono a Pete Townshend degli Who le origini del mito della distruzione delle chitarre. Il primo a distruggere uno strumento sul palco fu Jerry Lee Lewis che, in forma di protesta, diede un pianoforte alle fiamme prima di lasciare il palco al collega Chuck Berry. La prima volta che Townshend distrusse una chitarra, fu un atto involontario. Il soffitto del locale nel quale si stava esibendo era basso, così il chitarrista danneggiò la paletta della sua Rickenbacker urtandovi contro. Townshend concluse l’atto facendo a pezzi il suo strumento. L’enfasi provata in quel momento fu talmente alta da portarlo a ripeterlo in quasi tutte le sue esibizioni successive.

Jimi Hendrix è entrato nella storia per aver dato alle fiamme la sua Fender Stratocaster nel corso del Monterey Pop Festival. L’avvenimento fu talmente epocale da rimanere impresso nell’immaginario collettivo di chiunque quando si pensa alla storia del Rock. Negli anni, molti musicisti hanno replicato quella che, ormai, sembrava aver assunto le vesti di una vera e propria cerimonia. Negli anni d’oro del Punk, furono molti gli strumenti fatti a pezzi; spesso ritratti su iconici scatti come quello di London Calling dei The Clash. L’avvento del Grunge negli anni ’90 vide Kurt Cobain lasciare una scia di chitarre economiche distrutte durante gli spettacoli dei Nirvana. In molti si chiedono, tutt’oggi, quale messaggio ci sia dietro quest’usanza distruttiva e paradossale.

Spesso la si attribuisce ad atteggiamenti di sovversione politica o filosofica; altrettante volte si è portati a credere che si tratti semplicemente di un modo sensazionale per terminare uno show o, semplicemente di un atto di rabbia o di protesta contro le imposizioni dei promoter. Famigerato il caso di Billie Joe Armstrong nel corso della sua esibizione con i Green Day all’ iHeart Radio del 2012, in cui, a causa delle limitazioni degli organizzatori, il gruppo non ha potuto concludere il concerto innescando l’ira del frontman che ha distrutto la sua chitarra sul culminare del brano Hit del 1994 Basket Case.

 

 

 

 

Share

Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)