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Pink Floyd: Le cinque canzoni più lunghe della band

L’opera dei Pink Floyd s’incentra su manifestazioni di stile eclettiche e di lirismo elevato all’ennesima potenza. Attraverso sonorità uniche nel loro genere e, atmosfere capaci di immergere l’ascoltatore nella catarsi più pura; la discografia dei Pink Floyd si afferma, senza ombra di dubbio, nell’annovero delle più prestigiose di sempre. Non a caso, la band, ha messo la firma su alcune delle pagine d’oro della storia della musica. L’apporto dei Pink Floyd sul panorama musicale moderno è dei più profondi. Ancora oggi, migliaia di giovani si avvicinano alla musica dopo essere rimasti estasiati dall’ascolto degli strabilianti brani del gruppo britannico.

Nel corso degli anni, i Pink Floyd hanno regalato al mondo alcune pietre miliari della cultura moderna; forti di un sound travolgente come pochi e di significati intrinsechi sempre attuali. Le canzoni dei Pink Floyd si caratterizzano, spesso, per la loro durata; particolarmente estesa. In realtà, il mondo del Rock Progressivo, da cui i Pink Floyd stessi provengono, è ricco di esercizi di istrionismo tendenti a dilatare la durata delle canzoni. L’unicità e il prestigio dei brani della band, però, rendono ogni secondo d’ascolto prezioso come poche altre cose al mondo. In questa classifica, abbiamo deciso di omaggiare i Pink Floyd e la loro opera, elencando le loro cinque canzoni più lunghe di sempre.

5) Alan’s Psychedelic Breakfast (1970)

Il brano proviene dall’album dei Pink Floyd del 1970, Atom Heart Mother e, con i suoi 13 minuti, è una delle canzoni più lunghe dei Pink Floyd. Alan’s Psychedelic Breakfast è una traccia di stampo sperimentale, nata dall’idea del batterista, Nick Mason, di registrare la parte ritmica con dei rumori d’ambiente tipici di un giorno qualunque. Il protagonista del brano è Alan Styles, il roadie del gruppo che viene registrato mentre prepara la colazione, parla tra sé e sé e svolge una serie di mansioni tipiche delle prime ore del mattino. Sebbene la canzone sia abbastanza celebre tra i fan dei Pink Floyd, soprattutto grazie alla sua matrice eccentrica; i membri del gruppo l’hanno sempre considerata come una delle più scadenti.

4) Dogs (1977)

Dogs è tratta da Animals, del 1977 e dura 17 minuti. I Pink Floyd avrebbero voluto inserire il brano in Wish You Were Here, con un titolo differente; con il quale, tra l’altro, lo proposero a più riprese dal vivo. Originariamente chiamata Gotta Be Crazy, alla fine Dogs venne inclusa in Animals per identificare gli arrampicatori sociali. I cani che, pur di raggiungere una determinata posizione, commetterebbero i crimini più deplorevoli.

3) Echoes (1971)

Echoes rappresenta una pietra miliare assoluta ed un punto di svolta significativo per le sonorità di riferimento nell’opera dei Pink Floyd. Il brano ricopre tutto il lato B dell’iconico album Meddle e, dura ben 23 minuti e 29 secondi. La canzone ricalca alcune delle sfaccettature più profonde del lirismo di Roger Waters. Il testo di Echoes, infatti, adagiato su una strumentale visionaria che ha funto da apripista per generi come l’Ambient e, contenente alcuni degli spunti sonori più utilizzati dai gruppi Art Rock del momento, declama le parole di un uomo che osserva il cielo, chiedendo a Dio o, forse, alla donna che ama, le risposte sulla genesi dell’esistenza.

2) Atom Heart Mother (1970)

Tratta dall’album omonimo del 1970, Atom Heart Mother è una delle canzoni più lunghe dei Pink Floyd, con una durata che arriva a sfiorare i 24 minuti. La traccia non segue una struttura precisa e venne scritta dai membri del gruppo in collaborazione con Ron Geesin, un compositore d’avanguardia. Il brano occupa l’intera prima facciata del disco e venne scelto da Stanley Kubrick per far parte della colonna sonora del suo capolavoro cinematografico Arancia Meccanica. I Pink Floyd, però, rifiutarono la sua proposta.

1) Shine On You Crazy Diamond (1975)

Shine On You Crazy Diamond rappresenta uno dei brani più evocativi dei Pink Floyd. Tratta dall’album capolavoro Wish You Were Here del 1975, la canzone dura circa 26 minuti. Ogni istante tessuto durante l’ascolto di Shine On You Crazy Diamond provoca i brividi anche al milionesimo ascolto. La traccia venne dedicata, come l’intero album del resto, al dolce ricordo che i membri del gruppo avevano di Syd Barrett, membro fondatore e frontman dei Pink Floyd che, si videro costretti ad allontanarlo quando le sue condizioni psicologiche peggiorarono in maniera irrimediabile. Il brano è un tripudio di emozioni in puro stile Pink Floyd, costruito con straordinaria meticolosità e perfetto sotto ogni aspetto.

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)