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The Beatles: esiste un algoritmo che mette in ordine cronologico le loro canzoni

The Beatles non hanno bisogno di presentazioni. Sono tra le band più amate di tutti i tempi e nessuno di noi può affermare di non aver mai sentito almeno una loro canzone. E se ci fosse un modo per avere una playlist perfetta per ascoltare in ordine cronologico i loro famosissimi dischi? Un professore del Michigan lo ha trovato: un algoritmo per le canzoni dei The Beatles e non solo.

Un algoritmo che analizza le canzoni dei The Beatles

Lior Shamir, professore alla Lawrence Technological University di Southfield, ha sviluppato con vari colleghi un programma in grado di determinare quando sono registrate le varie canzoni dei Beatles e analizzare la discografia della band, mettendo i CD in ordine cronologico. Con questo metodo è stato scoperto ad esempio che Let it be fu registrato prima di Abbey Road

“When I find myself in times of trouble
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.
And in my hour of darkness
She is standing right in front of me
Speaking words of wisdom, let it be.
Let it be, let it be.
Whisper words of wisdom, let it be”.

– Let it be, The Beatles

Quando parliamo di ordine cronologico ci riferiamo quindi anche all’ordine di registrazione, non a quello di uscita. L’algoritmo funziona in questo modo: crea uno spettrogramma, ovvero la rappresentazione dell’intensità di un suono in funzione del tempo e della frequenza in un grafico. Sulla base di questo grafico si analizzano le canzoni sulla base di somiglianze e differenze. Il programma è in grado anche di individuare gli elementi che variano tra un genere musicale e l’altro.

Qual è lo scopo del programma?

Su Reseach Date, Lior Shamir ha pubblicato Computer-based approaches to music research, a cura anche di Joe George, che nell’introduzione spiega:

“L’era dell’informazione digitale ha avuto un impatto sostanziale sul modo in cui la musica viene ascoltata e prodotta e in un tempo relativamente breve ha rivoluzionato l’industria e la cultura della musica. Ad esempio, i negozi di musica sono quasi scomparsi e sono stati sostituiti da centri commerciali digitali, archivi di musica digitale e reti di social media. La digitalizzazione di massa della musica offre ora l’opportunità di studiare la musica in modo quantitativo, portando a un nuovo sottocampo nelle discipline umanistiche digitali, abilitato da algoritmi avanzati di elaborazione del segnale e dell’audio in grado di analizzare la musica nel suo formato digitale. Qui presentiamo metodi di ricerca basati sulla scoperta che possono essere usati per studiare la musica usando la rappresentazione matematica dell’audio”. 

Un nuovo modo di concepire la musica

“La metodologia consente la classificazione automatica di brani musicali per genere, artista, posizione geografica, strumento musicale e altro, e l’analisi quantitativa fornisce una visione obiettiva del suono e degli stili musicali”.

Sicuramente è chiaro che il mercato della musica sta cambiando. Questo nuovo programma potrebbe toglierci il piacere di esercitarci a ricordare tutto ciò che riguarda una band? Sicuramente no. Sarà semplicemente un metodo ottimo per favorire il mercato della musica digitale, organizzando playlist funzionali ai generi musicali e, in futuro, anche ai nostri gusti.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.