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The Clash: ecco perché London Calling ha salvato il punk rock

Nei tardi anni ’70 – dal bacino della East Coast degli Stati Uniti – inizia a svilupparsi un nuovo genere musicale, fatto di distorsione e impatto sonoro. Dalle scene rock di Detroit e New York nuovi gruppi vogliono infondere linfa vitale nella musica dei decenni precedenti e distaccarsi dal rock stantio e ormai morente. Dagli States – e grazie al mecenatismo di Malcolm McLaren – le suggestioni del punk rock vengono portate oltreoceano. Nel Regno Unito – a metà degli anni ’70 – già imperversano i Sex Pistols di Johnny Rotten e Sid Vicious e i The Clash. Il successo musicale della band di Joe Strummer coincide con il momento in cui la loro musica frantuma il punk tradizionale e ne ridefinisce i canoni. Tutto questo grazie all’album cult London Calling.

The Clash: debutto

I The Clash – attivi per soli dieci anni dal 1976 al 1986 – sono una delle band inglesi più acclamate del periodo, accanto ai loro colleghi Sex Pistols. Sebbene i loro primi anni corrano paralleli al sorgere e all’evolversi del movimento punk, i The Clash sono noti per la loro poliedricità musicale e tematica. Il punk rock ortodosso si affianca al reggae, al rockabilly, al dubstep e al rap. Joe Strummer e soci sono acclamati dal pubblico per le loro esibizioni live intense ed emozionanti, per una ricchezza compositiva inusitata nel genere – se si pensa alle band contemporanee. La formazione si incontra nel 1976 – durante la prima ondata del punk britannico – e nel 1977 è pronta a sfornare l’album di debutto – l’omonimo The Clash. L’anno successivo – grazie al viaggio in Giamaica di Mick Jones e Strummer – la loro musica inizia a subire contaminazioni variegate e provenienti da ambienti diversi.

La svolta del 1979

I The Clash raggiungono l’affermazione e il successo musicale definitivo con il terzo album in studio – London Calling, del 1979. Questo disco raccoglie tutte le suggestioni musicali a cui la formazione si era avvicinata. Sebbene originariamente dovesse chiamarsi The Last Testament, il titolo definitivo rimanda alla frase pronunciata dallo speaker radiofonico Edward R. Murrow durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tema politico – tratto distintivo di tutto il movimento punk rock britannico – è infatti molto presente. Come poteva essere altrimenti? Il 1979 è un anno di svolta per la Gran Bretagna. Margaret Thatcher diventa premier e introduce una serie di misure politiche ed economiche volte a combattere l’alto tasso di disoccupazione. Nel lungo periodo la sua popolarità di riduce a causa del numero sempre più alto di indigenti e della recessione. Ma altri problemi sono dietro l’angolo. Dissensi politici, rivolte, omicidi e – tra gli altri – la morte per overdose dell’icona Sid Vicious.

London Calling

Dov’è finito il punk? La morte di Sid Vicious e i poco acclamati lavori dei Clash sembrano annunciare la fine di un’era. Prima del terzo album in studio, Joe Strummer e soci hanno perso la loro bandiera di gruppo cardine del punk rock britannico. Il loro secondo disco – pieno di contaminazioni estranee al genere – attira sulla band una marea di critiche. Il gruppo ha le spalle al muro. Si è appoggiato al punk rock di derivazione statunitense ma non è bastato. E’ necessario distruggere e ricostruire. Il risultato finale – l’album London Calling del 1979 – dimostra che, tentare di emulare la musica americana, non serve a nulla. “London Calling celebra la storia della ribellione del rock ‘n’ roll in grandi, epiche parole – scriverà Rolling Stonescava a fondo dentro la legenda del rock, dentro la storia, la politica e il mito per trarne immagini e temi”. 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.