gtag('config', 'UA-102787715-1');

Beatles, l’anniversario e i segreti “The White Album”

I Beatles pubblicarono nel lontano 1968 un album. Fu un disco piuttosto emblematico ma affascinante e ricco di nuove composizioni mai sperimentate prima dalla band di Liverpool. Stiamo parlando di The White Album soprannominato L’Album Bianco. Sapete che in realtà il titolo doveva essere un altro? Ma in fondo, a chi importa, l’album è splendido. Basti solo sapere che la rivista Rolling Stone lo ha inserito alla posizione numero 10 della lista dei migliori 500 album di sempre. Ma quali sono le curiosità e i segreti di The White Album? Vediamoli insieme.

Genesi
Il disco nacque verso fine maggio del 1968 a casa di George Harrison, nel Surrey inglese. Insieme registrarono alcune versioni di prova di varie canzoni che erano pesantemente influenzate da ritmi e mood indiani. I Fab Four si erano infatti recati in India e avevano vissuto un’esperienza di meditazione trascendentale e condizionò veramente moltissimo il lavoro del gruppo. Grande importanza venne data alle chitarre acustiche e alla tecnica chitarristiche del fingerpicking, fino ad allora usata con molta parsimonia. Il gruppo decise di realizzare un album doppio e a primo impatto sembrò una scelta azzardata, ma i numeri diedero (di nuovo ragione) alla band di Lennon e compagni.

Nervosismi e tensioni
La lavorazione del disco, nonostante l’influsso meditativo indiano, non fu facile per nulla. In molti pezzi, i vari componenti del gruppo registravano da soli e quasi indipendentemente, riunendosi solo per la registrazione globale. Ciò causò un clima piuttosto delicato che portò all’abbandono di varie figure, tra cui Geoff Emerick, lo storico tecnico del suono che aveva mixato Revolver e Sgt Pepper’s lonely hearts club band. Non solo, anche Ringo Starr, logorato dalle tensioni, decise di abbandonare le sessioni di registrazioni recandosi in Sardegna per una vacanza. Alla fine decise di tornare con il gruppo e quando rientrò negli studi di Abbey Road trovò Harrison e compagni ad aspettarlo.

La copertina
In realtà, i Beatles volevano intitolare l’album A Doll’s House ispirandosi all’opera teatrale omonima di Ibsen, ma i Family, gruppo rock inglese, rubò senza volere il titolo nel loro disco d’esordio. I Fab Four ci ripensarono e dopo aver chiamato l’artista Richard Hamilton decisero di andare sull’essenziale. La prima idea fu The Beatles, con copertina bianca, in contrapposizione alla sfarzosità di Sgt Pepper. Alla fine venne scelto The White Album scritto in Helvetica, bianco come il colore della nascita o della rinascita, ma anche come il cambiamento. Non serviva più lo sfarzo, ora bisognava andare avanti con una nuova prospettiva.

Il contributo di Eric Clapton 

I rapporti tra i Beatles, come suddetto, non erano certo facili e neppure basati sulla gioia e positività durante le sessioni di registrazione. E pensare che erano andati in India e avevano fatto pure meditazione. George Harrison decise così di chiamare un amico e chi se non Eric Clapton, un nome da nulla, poteva far a caso suo. Fu in questa occasione che Eric si offrì di suonare la chitarra in While My Guitar Gently Weeps, una delle più belle canzone dei Quattro di Liverpool. Clapton decise di usare una Gibson Les Paul anche per questioni sentimentali in quanto si trattava di un regalo proprio di George Harrison. In segno di affetto, Eric Clapton decise di chiamarla Lucy.

Share

Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.