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Bluvertigo, Quell’album da molti considerato incomprensibile

I Bluvertigo sono stati una delle band più rivoluzionarie del panorama musicale italiano. Costituiscono infatti un esempio di originalità e di trasgressione come ce ne sono stati pochissimi nel nostro paese. Molto legati al rock alternativo, hanno saputo comunque nel corso della loro carriera combinare tantissime influenze. Le band da cui hanno preso esempio furono sicuramente i Duran Duran, i Depeche Mode, i King Crimson, ecc. La grandezza di questo gruppo stava soprattutto nella capacità di realizzare testi filosofici, introspettivi e analitici della società e delle problematiche psicologiche e culturali dell’epoca moderna, unendo un sound originale e di ampio respiro. I loro capolavori sono i tre album della “trilogia chimica“, di cui però il terzo venne molto criticato.

I Bluvertigo e la trilogia chimica

La cosiddetta “trilogia chimica” è un insieme di tre album che nel loro titolo presentano proprio riferimenti alla chimica. Il primo è Acidi e basi, che consacrò i Bluvertigo verso una enorme popolarità. Da quest’album si capisce subito su cosa voglia puntare il loro stile: una profonda trasgressione, qualcosa di totalmente nuovo per la musica italiana. Ricordiamo la cover di Here is the house, brano dei Depeche Mode che diventa Complicità. Con Metallo e non Metallo, il secondo album, la band va in tour con un pubblico entusiasta. Nel frattempo i Bluvertigo avevano contribuito alla creazione di MTV Italia, quindi oltre che artisti diventano un punto di riferimento per la cultura musicale italiana.

Zero, il terzo problematico album della trilogia

Nel 1999 arriva il momento di terminare la trilogia: esce Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85Come si capisce dal titolo, stavolta oltre al richiamo alla chimica c’è un riferimento storico alla nevicata del 1985 che colpì tutta Italia in modo molto violento. L’idea stessa che sta alla base di questo disco è restituire quasi le atmosfere di quella nevicata attraverso un sound sperimentale e particolarissimo, dove elettronica e pop si uniscono a testi molto criptici e complessi. Per questo motivo, nonostante l’entusiasmo che ne accompagnava l’uscita, molti criticarono Zero. Ancora oggi molti lo considerano un album di difficile comprensione, ostico e un po’ pretenzioso.

Il duro lavoro dietro Zero

Bisogna dire che il lavoro che ha realizzato Zero fu meticoloso e al limite dell’ossessivo. Musicisti improvvisarono per nove mesi di fila, Morgan passò diverso tempo a rieditare poi i loro lavori con puntigliosità al limite dell’assurdo. Voleva qualcosa di perfetto, come ha spiegato, la sua ambizione era sfruttare ogni risorsa possibile (combinando anche l’elettronica e il digitale) per costruire qualcosa di originale. Pensiamo addirittura che solo per il mix i Bluvertigo si recarono ai Mountain Studios di Montreux, così da poter lavorare con David Richards, fonico di David Bowie (tra le tracce c’è anche la cover di un brano proprio di David Bowie: Always crashing in the same car) e dei Queen. Per quanto riguarda i testi, così come la musica miravano a trasportare in un altro universo. Zero vuole produrre nell’ascoltatore uno stato di confusione e di alienazione. La complessità che percepiamo quindi è molto voluta.

I testi e la collaborazione di Franco Battiato

Per valorizzare ancora di più i testi così introspettivi e stranianti fu richiesta la collaborazione di Franco Battiato nei brani Punto di non arrivo e Sovrappensiero. Come spesso accade nella musica dei Bluvertigo, ai suoni volutamente sgradevoli e particolari e ai testi criptici si combina un’idea decadente ed estetica ben precisa: l’autoaffermazione dell’io, che vediamo qui in moltissime canzoni e che prescinde dall’idea di morale o di giudizio altrui. Questo però sempre con un messaggio di speranza nei confronti dell’altro e dell’amore, in una ricerca di comprensione (come l’omonima canzone che dice che la comprensione è un’utopia come l’anarchia ed è per questo che va ricercata).

E quando mi fido
Non serve che ti fidi tu
Sono come sono
Sono cosa sono
Sono come sono
Forse neanche buono.
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.