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Le canzoni più sottovalutate di Fabrizio De André

Fabrizio De André è un artista importantissimo e sicuramente molto conosciuto. Sfortunatamente, come spesso accade, quando un cantante è così apprezzato si finisce spesso per considerare unicamente le sue canzoni più famose. Di conseguenza ne vengono trascurate diverse che hanno comunque qualcosa da dire. I veri ammiratori già sanno andare oltre i classici La guerra di Piero, Canzone di Marinella e quant’altro, comunque sicuramente dei capolavori, e scoprire anche delle perle meno conosciute. Scopriamo cinque canzoni di Fabrizio De André che vengono ingiustamente sottovalutate.

Via della povertà

Quando si parla di De André si cita sempre il grande debito che ha nei confronti della letteratura. Eppure, non bisogna trascurare la grande influenza della musica anche straniera nella sua produzione. Questo brano è la traduzione di una canzone di Bob Dylan, Desolation row. Non viene citata abbastanza questa grande prova di traduzione di Faber, che sicuramente merita molto.

Il suonatore Jones

Seppur inserita in uno degli album più amati del cantautore, tra le tracce di Non al denaro non all’amore né al cielo è indubbiamente la meno citata e vi si preferisce Un giudice, Un chimico o altre canzoni. Il suonatore Jones trae la sua ispirazione dall’Antologia di Spoon River come gli altri brani del disco e con grande delicatezza e semplicità mostra la bellezza della musica.

Libertà l’ho vista svegliarsi
Ogni volta che ho suonato
Per un fruscio di ragazze
A un ballo
Per un compagno ubriaco.

La canzone di Barbara

Tra le canzoni del cantautore genovese che sono dedicate alle donne questa è sempre la meno citata. La superano classici come Bocca di rosa, ma anche in questo caso una storia femminile viene narrata con grande intensità. Barbara è una donna libera da sentimenti e legami, che però si sente inevitabilmente sola.

E il vento di sera la invita
A sfogliare la sua margherita
Per ogni amore che se ne va
Lei lo sa
Un altro petalo fiorirà
Per Barbara.

Sinàn Capudàn Pascià

Questa canzone da Crêuza de mä è poco considerata anche a causa del linguaggio con cui è eseguita. Come sappiamo, il disco è cantato unicamente in dialetto genovese. Questa spicca meno delle altre pur narrando di fatto la storia vera di Scipione Cicala, condottiero italiano che si convertì all’Islam. Un importante pezzo di storia per Genova e non solo.

Il testamento

Quando si parla di testamento e di De André si cita sempre Il testamento di Tito, mirabile canzone che è diventata famosa anche grazie alla versione con la Premiata Forneria Marconi. Tuttavia, Il testamento è un brano che merita assolutamente attenzione. Ancora una volta senza nessun filtro De André scrive una spudorata invettiva di un moribondo in questo testamento fittizio. Un vero capolavoro.

Quando la morte mi chiederà
Di restituirle la libertà
Forse una lacrima forse una sola
Sulla mia tomba si spenderà
Forse un sorriso forse uno solo
Dal mio ricordo germoglierà. 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.